10 ottimi motivi per smettere di usare Facebook (e vivere sereni)

10 problemi che ti ha portato Facebook (e che non conoscevi). Quanti di noi ogni giorno si connettono, guardano gli aggiornamenti, i post di amici, conoscenti (e contenuti sponsorizzati), aggiornano il proprio status, scambiano messaggi? La piattaforma social più famosa e diffusa al mondo ha oltre 1 miliardo di utenti registrati, e ogni mese in Italia almeno 25 milioni di persone fanno il login per navigare e interagire con altri utenti. Facile, alla portata di tutti, gratuito. Che male c’è a dare una sbirciata a quello che succede? Il male c’è, e non sempre è immediatamente riconoscibile. E a fronte di tanti vantaggi visibili (passatempo, interagire con gli amici, pubblicizzare la propria attività), esistono molti svantaggi, nascosti ai più. Ecco un elenco di buoni motivi per smettere di usare Facebook e guadagnare in sicurezza e serenità. Ecco cosa trovi su Facebook e perchè dovresti evitarlo:

Fake news (e diffusione dell’odio)

fake news facebook whatsappSempre più persone credono a notizie false circolanti su Facebook. Non leggono neanche la notizia, non si pongono domande, gli basta il titolo per convincersi che sia vera e d’impulso bisogna condividerla, per informare anche gli altri della sensazionale scoperta appena fatta. Un mix di ego ed ignoranza che ci porta a credere di essere i paladini dell’informazione. Leggiamo Facebook come che fosse un vero giornale, ma ci dimentichiamo che dietro non c’è niente che ricordi la deontologia professionale del giornalista. Dietro queste fake news ci sono persone che vogliono creare allarmismo e guadagnare facilmente, a cui basta qualche ora la settimana e un blog economico per diffondere notizie false che circolano, spopolano, portano visite (a Facebook e all’autore delle fake news) e conseguenti guadagni (grazie alle pubblicità, a volte anche molto invadenti e fastidiose). il giomale - fake newsDietro non c’è direttore responsabile e la necessità di dimostrare la fondatezza delle proprie news (un quotidiano deve preservare la propria autorità, altrimenti è destinato a scomparire). Un fake blog è il contrario: ci si prova, si prende una notizia vera e la si modifica, e si va avanti finchè il giochino non finisce. E Facebook ne è complice.  Recentemente colossi come Google si sono adoperati per combattere la diffusione delle fake news, con interventi reali e mirati. Facebook sta iniziando ora. E così, anche in Italia, trovi la tua bacheca piena di news condivise dai tuoi amici social in cui ti segnalano come si è trovata la cura al cancro, che è ufficiale l’uscita dall’euro, che il Papa dà ragione a Trump, Si legge il titolo superficialmente, non si fa caso che il faker ha un nome simile ad un giornale famoso (diventano ilfattoquotiDAinoilgioMale), e si condivide. Più condivisioni e più si crede che sia tutto vero… E la conseguenza diretta, oltre che cambiare il risultato delle elezioni (vedi Usa2016 con la vittoria di Trump) e anche la diffusione dell’odio: molti di questi post inneggiano alla rivolta e alla violenza contro persone o personaggi specifici. Il problema che è tutto senza processo: se – come è capitato – venisse usata la tua foto al posto di quella di un vero criminale?

piede feto che spinge sulla panciaE comunque, le notizie false anche senza scopi loschi, su Facebook trovano terreno fertile. Ecco alcune famose bufale che continuano a circolare anche da oltre 15 anni: il gatto gigante, il piedino del feto che spinge sulla pancia, l’ex presidente americano George Bush che legge un libro al contrario, l’onda dello tsunami del 2004, lo squalo che attacca l’elicottero, John Lennon insieme a Che Guevara, Paris Hilton con la maglietta “stop being poor” che ha scatenato non poche polemiche…

gatto gigante su Facebook

Ti esponi a stalker, malintenzionati e ladri

A me non succederà potresti pensare. Se sei un maschio, ultraquarantenne e barbuto come me allora forse potrei essere d’accordo con te… Ma se sei femmina, e magari non hai il marchio Indesit che ti categorizza come scaldabagno allora – fidati – qualche potenziale stalker ha già visitato il tuo profilo, guardato le foto tue e della tua famiglia e chissà cos’altro. Studi specifici e rapporti di polizia confermano che le piattaforme social sono terreno fertile per malintenzionati alla ricerca di vittime facili. Forse la virtualità di Facebook non ti fa comprendere appieno il problema, e allora ti faccio un esempio pratico diverso: lasceresti un tuo book fotografico, con immagini tue e della tua famiglia, in una prigione? O anche solo in un quartiere malfamato, dove chiunque lo possa consultare? Oppure metti da parte la tua bontà per un attimo, e prova a ragionare come un malintenzionato: se cerchi una ragazzina da circuire oppure una casa da derubare, cosa potresti consultare? Beh, su Facebook comunichi a tutti “finalmente si parte per le vacanzeeee!” , i ladri in zona ringraziano per l’avviso, finalmente possono lavorare…. Spesso questi malintenzionati si nascondono dietro falsi profili: dare l’amicizia non in maniera selettiva è come far conoscere le proprie abitudini ad uno sconosciuto.

Regali le tue foto e contenuti a Facebook

Quando ti iscrivi a Facebook accetti anche i termini e le condizioni. Che pochi leggono per intero. Bene, tra queste vi è una clausola che si può riassumere come segue: tutto quello che carichi sulla nostra piattaforma può essere da noi riutilizzato, anche per scopi pubblicitari. Hai caricato e condiviso la foto di tua figlia appena nata o al suo compleanno? Bene, un domani potrebbe diventare famosa. Tuo e suo malgrado visto che potrebbe essere utilizzata da altri (Facebook & Co.) per una propria campagna sponsorizzata. Hai scritto un bel pensiero, una bella nota, o creato un bel video, che magari piace tanto e per questo viene condiviso da tante persone? Bravo/a. Ma altri potrebbero ringraziarti (solo fra sè e sè) perchè la potrebbero utilizzare, tanto vattelapesca che hai ancora il copyright…. Ad esempio, la foto di questa coppia australiana che bacia il proprio bimbo è stata utilizzata senza permesso, tra l’altro per una campagna referendaria in Irlanda, per il “no vote” (posizione tra l’altro non condivisa dalla coppia stessa….). Fonte: JasonManford

immagine utilizzata senza permesso

Perdi un sacco di tempo

Facebook è strutturato in modo da farti stare il più possibile sulla piattaforma, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista del marketing. E anche se pensi di starci poco, in realtà ci stai molto più tempo di quanto non pensi. tempo passato su FacebookNel 2014, ovvero tantissimi anni fa se consideriamo le aumentate possibilità odierne di connessione e di capacità degli smartphone, il tempo medio trascorso ogni giorno su Facebook era di 40 minuti. Ovvero 20 ore al mese, oppure circa 12 giorni interi l’anno. Ne vale la pena? Considera che oggi il tempo medio di navigazione sui social è addirittura aumentato. Inoltre, la navigazione utilizza l’infinitive scrolling: quando scorri verso il basso, si caricano sempre ulteriori contenuti, non c’è una fine. E a mano a mano che fai lo scroll, l’algoritmo ti propone i posts degli amici, quelli degli amici degli amici, poi ti suggerisce ulteriori amici o ulteriori pagine da seguire, ti suggerisce di pubblicare uno status, ti ripropone quello che hai detto anni fa nello stesso giorno, ti propone giochi, applicazioni e ovviamente pagine sponsorizzate. E così un gesto semplice come quello di fare lo scroll diventa un meccanismo quasi perverso: di la verità, quante volte ti è capitato di pensare “guardo solo il prossimo post poi stacco”, e invece hai continuato? Se fai il calcolo dei minuti in più scopriresti dei dati che non immagini. E a proposito di dati, ecco un altro elemento che dovrebbe farci pensare:

Offri a Facebook (e ai suoi partner commerciali) i tuoi dati sensibili.

Tutto quello che fai sulle piattaforme social viene tracciato, rielaborato, riutilizzato. Non solo i tuoi dati primari (età, sesso, professione, stato civile, numero di figli, ecc.) ma anche quelli relativi al tuo comportamento e ai tuoi gusti. Sissignore: le pagine che ti piace seguire, i like che elargisci a destra e manca, le preferenze di giochi oppure quelle politiche, i tipi di contenuti che posti (e il relativo seguito che hanno) e quelli che condividi, ecc. facebook privacy policyTutto viene raccolto nei server di Facebook, che rielaborano tutti i dati attraverso un algoritmo che permette di capire che tipo di consumatore sei, cosa provare ad offrirti. E a questi dati vi si può accedere (in maniera indiretta) tramite campagne pubblicitarie ad hoc, per raggiungere un target mirato. E non solo per campagne pubblicitarie dirette, ma anche per altri scopi più profondi e diversi. E provate a farvi una domanda: come mai Whatsapp, che è proprietà di Facebook, è completamente gratis? Viene utilizzata ogni giorno da milioni di utenti, che scambiano non solo messaggi di testo ma anche video e files, cosa che richiede un investimento enorme in materia di server e infrastrutture per la connessione dati: al momento dell’acquisizione si parlava di oltre 50 miliardi di messaggi scambiati al giorno e oltre 600 milioni di fotografie caricate ogni giorno! Si parla di costi di centinaia milioni di euro per il mantenimento. Senza avere il ritorno della pubblicità. Come mai Facebook ha speso 19 miliardi di dollari per acquistare una App sulla quale non mette pubblicità? Semplice: i dati scambiati vengono utilizzati, incrociati, diventano utili sotto altre forme. Il controllo dell’informazione è la vera ricchezza. E noi gliela diamo senza chiederci perchè.

Rischi incidenti (anche mortali)

La lista delle persone che è morta per motivi direttamente collegati ai social è sempre più lunga. Sempre più spesso le cronache riportano episodi di incidenti (mortali) causati da persone che si sono distratte alla guida mentre navigavano sui social con lo smartphone, o che sono decedute cercando di fare dei selfie epocali da postare sul proprio profilo. Anche in Italia, anche vicino a casa tua. Prova a pensarci un attimo: non ti è mai capitato di perdere qualche secondo in più guardando il cellulare e rischiando di sbandare mentre guidi?
distratto alla guida dallo smartphone, camionista uccide 4 persone

Lasci tracce (virali) del tuo passato

Quello che hai postato 5 anni fa ti si può rivoltare contro oggi. E quello che scriverai stasera potrà danneggiarti per sempre. E se puoi anche cancellare i tuoi post dalla tua bacheca, se questi sono stati condivisi o peggio ancora diventati virali allora continueranno a circolare per sempre. Non sono più tuoi post, ma della community. Continuano a circolare foto fake del 1997 chiaramente false, così come dichiarazioni di 20 anni fa. Infatti, una volta che si è facebook addicted, cioè prigionieri delle dinamiche di Facebook, allora è molto più semplice elargire like o postare sull’onda emozionale del momento. E così magari non leggiamo bene una notizia ma solo il titolo (magari falso o fuorviante). E scriviamo di getto, arrabbiati, indignati. Magari anche a ragione, ma resta tutto lì, nero su bianco. licenziato causa facebookCol rischio di non poter tornare più indietro, sopratutto quando si tratta di nostre fotografie. E anche se non posti nulla rischi di lasciare tracce che ti danneggiano! Sapevi che con sentenza 782 del 13 giugno 2016 il tribunale di Brescia ha creato un precedente confermando il licenziamento di una dipendente che utilizzava il computer aziendale per consultare Facebook? Anche senza postare nulla. Il datore di lavoro può facilmente risalire alla cronologia dei siti visitati e quanto tempo ha passato su questi. Un brivido ti ha scosso la schiena, vero?

La tua vita sembra più brutta rispetto a quella degli altri

In inglese si utilizza l’espressione (to) demotivate. Molte persone cercano di postare immagini in cui mostrano che conducono una vita felice. Questo comportamento provoca una distorsione della reale vita altrui. Su Facebook, diciamolo, una buona parte dei contenuti riguarda: persone che esibiscono quello che fanno o quello che hanno. Lo foto dell’auto nuova, dell’arrivo nella località di vacanza o semplicemente della passeggiata con il cane, dell’angolo di giardino ben curato o della camminata o corsa in palestra. Si mostra quello che si fa o che si ha? Perchè? La parola magica è per condividere. Che in sostanza è un’espressione da marketing moderno per dire: esibisco quello che ho o quello che faccio. Non è il diavolo, non è un crimine. Lo facciamo tutti, tutti abbiamo un ego. Io stesso, se ci ripenso, mi accorgo di aver mostrato cose, che si trattasse anche solo della gita fuori porta o di un panorama al mare. Il problema è che siamo esposti a questa enorme grande esibizione: se tu passi una giornata normale (e magari piacevolissima), e poi navighi su Facebook e posts di esibizioni, il bilancio della tua giornata all’improvviso è cambiato. E il paradosso è che spesso dietro una bella foto trovata sui social dietro magari dietro c’è una giornata di merda. Esistono migliaia di esempi, e sicuramente ne conoscerai anche tu, no?

Perdi il contatto con la realtà, la vita reale non c’entra con Facebook

La chiamerei la sindrome del post, ovvero cercare continui spunti per creare dei post interessanti che dovranno ricevere likes e conferme di apprezzamento. Molti utenti ora vedono il proprio gatto o la propria pizza come soggetti da fotografare e postare su Facebook. I momenti normali della giornata devono diventare qualcosa di particolare sui social. E così prima di addentare la tua pizza è bene fotografarla, postarla e magari commentarla con un americaneggiante it’s pizza time! E se poi si mangia insieme ad amici? Il selfie è d’obbligo, come una volta lo era la preghiera prima di mangiare nelle case cattoliche. Episodi in cui persone, durante emergenze o terremoti, hanno ben pensato prima di postare l’evento (o la foto dell’incidentato) piuttosto che mettersi in salvo oppure prestare soccorso sono tanti. Possibile che si debba ricordare che, in caso di terremoto, è più salutare mettersi in salvo piuttosto che cercare lo smartphone per scrivere che c’è il terremoto? Ecco alcune immagini di come la realtà venga distorta sui social (in questo esempio con Instagram, le cui foto pubblicate e condivise sono ben diverse dal contesto reale in cui sono state scattate)

foto fake cibo

foto fake instagram

instagram fake letto

trucco foto post

Perdi tempo con persone inutili (per te)

Alzi la mano (o metta un like emoticon risata ) chi ha o ha avuto degli amici su Facebook con i quali vi ignorate nella vita reale? Quanti dei tuoi amici di Facebook sono amici nella realtà? Non parlo di amici intimi o semplici conoscenze, bensì di persone con cui nella vita reale non hai niente a che fare. E che ora sono tuoi amici su Facebook. Magari ti hanno chiesto l’amicizia, e tu hai pensato: “perchè no? Magari non abbiamo avuto occasione prima”. E magari ti succede come a me, che incontrando queste persone per strada le saluti, e queste… niente. L’amicizia gli serviva per farsi gli affari tuoi e dei tuoi amici. E quindi pensi: se nella vita reale a questa persona non l’avevo mai considerata… c’era un motivo! Con Facebook la barriera, costruita con l’esperienza, era caduta nell’attimo di un click.

Questo l’elenco, esistono altri motivi per te? Ti invito a fare il mio stesso esperimento, semplice ed empirico: staccati da Facebook per una settimana, e vedi come ti senti all’ottavo giorno. Ti anticipo il risultato: scoprirai che si sta bene lo stesso. Anzi, meglio. Per tutti i motivi di cui sopra. Vuoi provare? Posta il tuo “ultimo” messaggio dove comunichi che inizi l’esperimento, e provi. Condividendo questa pagina ti esce in automatico il messaggio. E poi raccontaci come è andata….