I più grandi bluff (riusciti) della storia

Quando rischiare paga: 5 grandi colpi di genio che hanno permesso al più debole di rovesciare le sorti contro un’avversario più potente (sopratutto in battaglie militari epiche) o creando clamorosi bluff.

Il diamante falso

Il sud africa è famoso anche per le sue miniere di diamanti: nel 1905 Frederick Wells scoprì il Cullinian diamond, ovvero il più grande diamante mai scoperto prima di allora (venne superato solo nel 1985 dal Golden Jubilee Diamond). A quei tempi il Sud Africa era ancora una colonia inglese, e il primo ministro sudafricano era Louis Botha, un afrikaner che aveva combattuto la sanguinosa guerra anglo-boera proprio contro gli inglesi per l’indipendenza sudafricana, diventato eroe di guerra (e aveva perso una gamba in guerra). Donare il più grande diamante di tutti i tempi alla regina inglese sarebbe stato un grande gesto simbolico e distensivo. Il problema maggiore era di tipo logistico, ovvero il trasporto: un diamante con un valore così grande avrebbe dovuto viaggiare dall’estremità sud dell’africa fino alla Gran Bretagna, diventando possibile preda di tanti ladri. Il governo di Botha decise così di organizzare una spedizione con tanto di scorta in grande processione, sia per pubblicizzare l’evento dal punto di vista simbolico del dono, sia per la sicurezza de “la stella dell’africa”. E quando iniziò il viaggio, prese forma il bluff: il diamante trasportato dalla carovana era un falso, e l’operazione serviva a distogliere l’attenzione dalla spedizione del vero diamante. Che avvenne in maniera totalmente opposta: the Cullinian diamond venne semplicemente messo in un’anonima busta e spedito via posta!! Tutti erano all’oscuro di questo bluff, anche la scorta armata. Il diamante arrivò sano e salvo alla corte reale inglese, e divenne parte dello scettro della regina Elisabetta
diamante cullinian

Il trucco dell’eclissi di Cristoforo Colombo

Nel 1504, durante il suo quarto viaggi in America, mentre esplorava le coste delle isole caraibiche, lo scopritore genovese si trovò in grosse difficoltà: il legno della sua nave era infestato di teredini e si stavano aprendo delle falle nel legno dello scafo, con blocco della navigazione, in scarsità di cibo e con l’equipaggio per metà pronto all’ammutinamento. Era abitudine approdare ed ottenere cibo dagli indigeni in cambio di doni e novità, ma Colombo non aveva più molto da offrire per fare gli scambi. L’unica possibilità era letteralmente rubarlo agli indigeni, cosa che probabilmente era stata fatta in quanto questi non volevano aiutare il grande navigatore e il suo equipaggio. E così, come raccontato nei diari di bordo del figlio Ferdinando (biografo del padre), la necessità aguzzò l’ingegno: tra i diversi libri di bordo utili per la navigazione vi era anche un almanacco delle eclissi. In quell’anno stava appunto per verificarsi un’eclissi di luna. Così si organizzò un incontro al vertice tra il furbo navigatore genovese e il capo degli indigeni locali, poco prima dell’eclisse (cosa che ovviamente i nativi ignoravano completamente), ai quale venne letteralmente detto che Dio era arrabbiato con loro per aver rifiutato il cibo e che li avrebbe puniti con una pestilenza. Allo scetticismo degli indigeni, Colombo affermò che Dio avrebbe dato un segno che avrebbe chiaramente dimostrato che la punizione sarebbe arrivata dall’alto: “Avrebbero visto apparire in cielo la sua fiammata d’ira, presagio dell’arrivo dei mali che si sarebbero abbattuti sulla tribù. Pertanto quella notte avrebbero dovuto osservare il sorgere della luna”. Gli indigeni se ne tornarono all’accampamento, poco convinti di quanto detto. Ma quando l’eclissi cominciò, e in cielo si stagliò una luna rossa fiammeggiante che sembrava opera delle divinità, iniziò il grande bluff. La luna fiammeggiante è un fenomenico astronomico tipico delle eclissi di luna, dovuta alla rifrazione dell’atmosfera della terra. Vedendo una luna di fuoco, gli indigeni cominciarono a spaventarsi, a piangere e a correre in tutte le direzioni, e a raccogliere cibo da portare in gran fretta alla nave di Colombo, chiedendo di intercedere per loro e calmare la collera divina, e che in futuro avrebbero accolto tutte le richieste di assistenza dei marinai europei. L’ammiraglio si ritirò in cabina a pregare, e quando vide che l’eclissi era giunta al suo massimo, e che presto sarebbe iniziata la fase calante, usci dalla cabina dicendo ai postulanti: “Dio vi ha perdonato e le fiamme presto se ne andranno e non torneranno finchè sarete buoni alleati”.E così il bluff si era completato con successo. Guardando l’almanacco astronomico, l’episodio avvenne certamente il 29 febbraio del 1504, in Giamaica.

Il dirottamento

Nel 1983, in Bulgaria, dei dirottatori si impadronirono di un aereo partito dalla capitale Sofia e diretto alla città di Varna, obbligando i piloti sotto minaccia a cambiare la destinazione finale e a dirottare verso Vienna, in Austria. Gli stessi piloti tentarono di spiegare che era impossibile in quanto l’aereo non aveva abbastanza carburante per allungare il viaggio così tanto, ma i dirottatori – armati di coltelli – non gli credettero e minacciarono di cominciare ad uccidere gli ostaggi. E così i piloti “cedettero”, facendo qualche manovra per puntare verso la nuova destinazione. E iniziò il bluff, facendo credere ai terroristi che avevano cambiato rotta quando invece puntavano ancora verso Varna. Ma nella città riuscirono a collaborare per mantenere vivo il bluff: nella città furono spente le luci per non farla riconoscere dall’alto, e nella torre di controllo vennero messe dei controllori che parlavano fluentemente il tedesco (lingua parlata a Vienna) anziché il bulgaro. E così l’aereo atterrò (a Varna, Bulgaria) con i dirottatori pronti ad intavolare una trattativa con le autorità “locali”. La polizia, durante i negoziati, riuscì ad entrare di nascosto sull’aereo e a bloccare i dirottatori (ferendone uno), che solo allora capirono di essere ancora in Bulgaria. E l’aereo “dirottato” era curiosamente arrivato alla sua iniziale destinazione come previsto…

L’assedio

Biante da Priene fu un filosofo antico e uno dei Sette Saggi dell’Antica Grecia. Fu anche tra i capi della resistenza della città dagli invasori delle forze di re Aliatte di Lidia. L’assedio dell’invasore stava dando i suoi frutti in quanto la città di Priene, isolata e senza rifornimenti, era prossima alla resa in quanto gli abitanti e i guerrieri, senza cibo, erano allo stremo delle forze. Così Biante ideò il bluff: mise all’ingrasso due muli, e li fece accompagnare da due soldati tra i più in forma nei pressi del campo dell’invasore, inducendo gli invasori che il nemico fosse ancora in forze e che la loro strategia di metterli alla fame si fosse rivelata fallimentare.

Il duello

Secolo diciannovesimo, esistevano ancora i duelli. Nel 1870, in Nevada (USA), tale Mr. Clemens, direttore di un giornale locale, venne sfidato “a singolar tenzone” da tale Mr. Laird, direttore del giornale rivale. Clemens, per salvaguardare l’onore avrebbe dovuto battersi, ma non aveva mai tirato un solo colpo di pistola. Tuttavia, aveva come amico tale Steve Gillis, un eccellente tiratore, che si offrì per allenarlo ed insegnarli a sparare. I due iniziarono ad andare in un campo fuori città per esercitarsi al tiro: Clemens non prendeva in un bersaglio, era senza speranza. Un giorno di allenamento, sentirono degli spari nelle vicinanze, e controllando si accorsero che si trattava del rivale mr. Laird, che si stava rivelando un buon tiratore, di gran lunga superiore a Clemens. Mentre il rivale ricaricava l’arma, in un momento di silenzio, un uccello si andò a posare su un cespuglio nelle vicinanze di Laird. L’amico Gillis non ci pensò due volte, mirò e colpì il pennuto al primo colpo. L’aiutante di Laird, che camminava nelle vicinanze, vide il volatile abbattuto e chiese allo sconosciuto Gillis: “che colpo! Da che distanza?”
Gillis rispose “da oltre 30 passi”
“oltre 30 passi? Chi ha sparato?”
“E’ stato il signor Clemens. Riesce a fare questo colpo 4 volte su 5” mentì spudoratamente.
Qualche ora dopo, lo scarso tiratore Clemens ricevette una nota dal rivale Laird in cui si scusava per quanto aveva detto e declinava la proposta di duello. E così il signor Clemens si salvò, e successivamente potè scrivere romanzi sotto il suo nome d’arte: Mark Twain.

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