Curiosità sui giochi olimpici invernali

I giochi invernali di Sochi sono i più costosi della storia dei giochi olimpici, sia estivi sia invernali: sono costati ufficialmente oltre 51 miliardi (no milioni, miliardi) di dollari, superando anche i giochi olimpici di Pechino (Beijing 2008), che costarono solo 46,5 miliardi. Tra le grandi opere dei giochi invernali in Russia figura anche la Adler Arena Skating Center, un palazzetto del ghiaccio dedicato esclusivamente alle gare di pattinaggio, è in grado di ospitare oltre 8000 spettatori. Dalla forma di iceberg, con vetrate di cristallo che permetteranno di vedere anche fuori le bellezze del paesaggio. Dopo i giochi diventerà un centro esibizioni.

Quanto vale una medaglia? Le medaglie d’oro che si vincono alle olimpiadi non sono più realizzate completamente con il prezioso materiale bensì sono placcate in oro. E’ dalle olimpiadi del 1916 che si usa questa tecnica. Ma se il materiale in sè a valore relativamente basso, vincere una medaglia ha un valore ben più consistente se parliamo di premi per la vittoria offerti dalle proprie federazioni. Per esempio ogni atleta russo che vincerà una medaglia d’oro riceverà un premio ufficiale di circa 100mila euro. Gli USA non si sono pronunciati per i giochi del 2014, ma per i giochi di Londra il premio ufficiale per la vittoria è di oltre 20mila euro per ogni medaglia d’oro. E non stiamo conteggiando gli eventuali compensi degli sponsor e delle pubblicità che faranno gli atleti in seguito per reclamizzare abbigliamento sportivo e tutto quanto non direttamente a tema (dalle lamette da barba di Federer alla Nutella dell’italica nazionale di sci femminile). Pensate che le discipline sciistiche invernali siano parenti “povere” di quelle più rinomate? Ditelo a quel “poveretto” di Shaun White, uno snowboarder che ha già partecipato ai giochi di Vancouver del 2010 e già allora la sua ricchezza personale, accumulata grazie a vittorie e sponsorizzazioni, superava i 18 milioni di euro. Un esempio da nascondere a vostro figlio se preferisce fare skateboard o snowboard anzichè studiare!

Chi ha vinto più medaglie? Per quanto riguarda le olimpiadi invernali il primato va al norvegese Bjorn Dahelie, dominatore delle specialità di mezzofondo negli anni novanta, che ha vinto ben 8 medaglie d’oro e 4 di argento. Ha partecipato alle edizioni di Albertville 1992, Lillehammer 1994 e Nagano 1998, ma l’anno successivo uno strano incidente ha posto fine alla carriera: l’ex atleta è caduto infatti mentre si “rilassava” praticando lo skyroll (pattinaggio su due stecche con rotelle, attività  molto in voga tra gli sciatori quando non c’è la neve). Sempre in tema di curiosità sulle medaglie, esiste un atleta che ha vinto la medaglia d’oro sia alle Olimpiadi “estive”, sia ai giochi invernali. Caso più unico che raro (e probabilmente irripetibile), si tratta di Eddie Eagan, che vinse l’oro nella boxe (categoria pesi medi) nel 1920 ai giochi di Antwerp (Olanda) e dopo ben 12 anni rivinse l’oro nel bob a 4, ai giochi di Lake Placid (USA).

Dove si trova Sochi? Se pensi al freddo e al gelo dell’inverno russo sei fuori strada. Sochi è considerata la riviera romagnola russa, anzi di più vito che si trova sulle rive del Mar Nero, in zona subtropicale, dove le temperature in inverno raramente scendono sotto i 12 gradi. E’ come se in Italia organizzassimo i giochi a Lampedusa. Ma Sochi ha una conformazione unica nel panorama russo: una sorta di località di mare (con l’azione mitigante delle acque del mar nero) ai piedi del monte Krasnaya Polyana, dove i cannoni sparaneve sono pronti all’uso.

Qualche curiosità tecnica: la torcia olimpica, dopo esser stata portata a spasso per oltre 2900 città e villaggi, anche sulle montagne più alte di europa, ha fatto una capatina nello spazio, raggiungendo un percorso totale di 65000 chilometri. Un’altra curiosità tecnologica riguarda invece il bob che utilizzerà la squadra americana: realizzato dalla BMW, completamente in fibra di carbonio. E’ proprio in questa specialità che ha permesso anche ai “non addetti ai lavori” di entrare nel circo bianco degli sport invernali: oltre infatti al sopracitato doppio vincitore di medaglie in entrambe le tipologie di olimpiadi, come non ricordare la squadra giamaicana di bob? Sicuramente avrai visto o sentito parlare del film della Walt Disney intitolato “Cool Runners – Quattro sottozero”.

cool runner

La vera squadra giamaicana di bob

Il film racconta una storia vera, anche se romanzata, ovvero della calda Giamaica e del desiderio di partecipare ai giochi invernali, evento praticamente sconosciuto in un paese dove la neve non esiste. Nella realtà tutto partì quando due dei futuri membri del team videro una gara di carretti su ruotine e pensarono che assomigliasse molto al bob (ad eccezione del ghiaccio ovviamente). E dato che è molto importante la spinta iniziale allora la grande presenza di velocisti in Giamaica poteva essere sfruttata per questa discplina. Il team riuscì a qualificarsi per le olimpiadi invernali di Calgary 1988 finendo cappottati, ma facendo tesoro di quell’esperienza riuscirono ad ottenere buoni piazzamenti nelle edizioni successive (Albertville 1992 e Lillehammer 1994), superando anche molti equipaggi provenienti da Francia, USA, Italia. Il loro esempio è servito da apripista ad altre nazioni poco abituate alla neve che però hanno formato le loro squadre di bob: Messico, Isole Vergini, Samoa, Trinidad e Tobago.

E in tema di curiosità come non ricordare il mitico Steven Bradbury? Forse il nome non dice nulla ai più, ma è forse considerato lo sportivo più fortunato del mondo per come vinse la medaglia d’oro ai giochi olimpici di Salt Lake City del 2002, quando una serie di eventi sfortunati capitati a tutti i (tanti) pattinatori più forti di lui subirono durante le qualificazioni, le semifinali e la finale dei 1000 metri. In questo video la cronistoria della sua mitica impresa, con il divertito commento della Gialappa’s Band:

Ma prima della fortunata vittoria di Salt Lake City questo pattinatore aveva avuto una carriera tutt’altro che fortunata: giovane di talento in grado di vincere una medaglia di bronzo del 1994 e un argento ai mondiali di pattinaggio del 1993 e 1994, la sua carriera subisce un primo grosso stop in un incidente di pista dove, coinvolto in una caduta, subisce un profondo taglio causato dalla lama dei pattini di un avversario. Risultato: perde 4 litri di sangue e rischia la morte in pista. Si riprende solo dopo quasi 2 anni di riabilitazione (e ben 120 punti di sutura). Quando torna alle gare, subisce un altro grosso infortunio al collo. Non demorde, e poco dopo torna alle gare per prepararsi agli immininenti giochi di Salt Lake City, dove riscatta una sfortunata carriera con un colpo di sedere memorabile. Già ai quarti della gara di “short track” non era nè favorito a vincere la sua batteria, nè tantomeno papabile a qualificarsi. Solo i primi due passano alle semifinali: Bradbury parte male e si trova in quarta posizione. Chi è in terza supera il secondo, facendolo cadere. Chiude così al terzo posto. Ma il secondo viene squalificato per la caduta provocata, e Bradbury si qualifica a sorpresa. Anche in semifinale parte malissimo, e si trova quinto. Una serie di scorrettezze e cadute provocate dai suoi avversari lo portano addirittura a qualificarsi come primo. Continua l’avventura, fino alla finale a 5 atleti. Anche qui gli avversari – tutti più accreditati di lui – lo staccano immediatamente. Si arriva al giro finale, con Bradbury staccato e gli avversari che cercano di contendersi le prime posizioni: spinte, tagli di strada agli avversari, fino ad una incredibile caduta del gruppo formato dagli altri 4 atleti, che lasciano così pista completamente aperta al pattinatore australiano che vince contro ogni pronostico e contro ogni precedente sfortuna, come infatti dichiarò in seguito: “Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario”. Da allora in Australia si dice “doing a Bradbury” per indicare una vittoria clamorosa, inaspettata ma meritata.

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