Quando la barzelletta diventa realtà: il marito decide di andare a svagarsi in un bordello per fuggire dalla routine sessuale del matrimonio, ma tra le donne di compagnia a pagamento ci trova la moglie! Il curioso episodio è avvenuto in Polonia, a Swinoujscie, in una casa di appuntamenti sul mar baltico. Protagonista della vicenda è Adam, un polacco di 42 anni, che dopo una serata passata a bere con gli amici, decide di fare una “capatina” al bordello. Ma dentro al locale trova la moglie che “lavora” come intrattenitrice. Immaginate la sorpresa dell’uomo, “sputtanatato” (mi si consenta il termine) di fronte agli amici, che ricorderanno per sempre quell’epica serata.
Lei ha 32 anni, e da qualche tempo aveva cominciato a lavorare nel bordello in quanto disoccupata e per racimolare qualche soldo. Giustificava le sue “assenze” al marito dicendo che andava a lavorare nel negozio di una zia e finiva tardi… Forse voleva contribuire al menage familiare, ma ha scelto un modo che poco è piaciuto al marito, che ha avviato le pratiche del divorzio. Strano: lui fruitore, lei fornitrice di servizi, potevano continuare ad andare d’accordo…
“Credevo di sognare, sono rimasto senza parole quando l’ho vista” ha dichiarato il marito. I due sono sposati da 14 anni, e hanno due figli: a chi li affiderà il tribunale?
Inoltre, potevano esserci anche ulteriori conseguenze legali per l’esercizio della professione di prostituta in bordelli: in Polonia infatti – come in Italia – la prostituzione non è reato, ma lo è invece la gestione delle cosidette “case chiuse”, così come l’adescamento e lo sfruttamento. Funziona allo stesso modo anche in Spagna, Portogallo, Danimarca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Gran Bretagna e Irlanda del nord. Assai più dura è la posizione dello stato nei confronti delle prostitute in Croazia e Lituania, dove le poverette sono soggette a continue multe. Anche in Francia sono soggette a multe, sia le prostitute, sia i clienti. Diversa è la situazione in Olanda, dove è legale la gestione di case chiuse, così come in Germania e Svizzera, dove vengono regolarmente pagate le tasse sulle prestazioni e vi sono obblighi di controlli medici.
