Oggi è sempre più difficile trovare la figura del genio inventore solitario, i passi in avanti della scienza si fanno in team, spesso grazie a grossi finanziamenti nella ricerca e dopo anni di studi e ricerche. Ma in passato il progresso lo si è dovuto a singoli geni, quasi solitari, come Leonardo da Vinci, Isaac Newton, Thomas Edison. Purtroppo alcuni loro emuli non sono stati altrettanto bravi, e il desiderio di portare a termine l’invenzione e di mostrarla al mondo intero ha giocato loro brutti scherzi. Idee, intelligenza, perseveranza ed entusiasmo sono le caratteristiche principali dell’inventore, ma quando la voglia di completare la propria opera prende il sopravvento su calcoli e verifiche allora l’incidente è sempre dietro l’angolo. Incidente che si può rivelare mortale come in questi storici episodi dove gli inventori hanno testato su sè stessi le proprie opere. Ecco gli esempi più famosi e/o clamorosi:
Thomas Midgley, ingegnere e chimico americano, è passato alla storia per aver inventato il piombo tetraetile, un antidetonante della benzina, e il diclorodifluorometano, un gas refrigerante dei propellenti. Queste complesse invenzioni “riuscite” gli hanno permesso di entrare nella storia della scienza. Ma il passaggio alla storia “eterna” è dovuto ad un’altra sua invenzione, un semplice marchingegno per alzare la testata del letto: Midgley infatti all’età di 51 fu colpito da poliomelite, malattia che negli anni quaranta era ancora piuttosto pericolosa e il cui vaccino ancora non disponibile, e rimase paralizzato. La sua mente si concentrò pertanto nella realizzazione di un letto che permettesse ai disabili di potersi alzare dal letto autonomamente. Purtroppo l’ingegnere, mentre utilizzava il letto di sua invenzione, rimase impigliato nelle carrucole, e morì soffocato.
Otto Lilienthal (1848-1896) era un inventore tedesco, eclettico, specializzato in motori a vapore e caldaie. Tra i 24 brevetti ottenuti c’era anche quello per un motore che utilizzava caldaie tubolari, invenzione che gli assicurò la tranquillità economica a vita e che gli permise di dedicarsi completamente alla sua passione: il volo.
Lilienthal si concentrò quindi nella realizzazione di oggetti che potessero volare in quanto più leggeri dell’aria, arrivando così a sperimentare i primi aquiloni volanti per esseri umani (cioè gli alianti), cercando di mettere in pratica l’aerodinamica degli uccelli migratori, e per questo soprannominato Gilder King (Re delle ali). Spesso indicato erroneamente come inventore dell’aliante, sperimentò i suoi prototipi con oltre duemila lanci. Purtroppo in una di queste prove nel 1896 al suo aliante – arrivato a 17 metri di altezza – si ruppe un’ala e l’inventore cadde da oltre 15 metri di altezza rompendosi la schiena, decedendo il giorno successivo per le ferite riportate.
Jean-François Pilâtre de Rozier, francese, di famiglia ricca e nobile, dopo esser stato incaricato del gabinetto di chimica del fratello del Re di Francia, ne 1981 creò uno spazio dove effettuare esperimenti. Folgorato da un’esibizione dei fratelli Montgolfier – inventori della mongolfiera – riuscì ad esser presente nel primo volo umano su una mongolfiera nel novembre del 1783. Inventò un prototipo di pallone aerostatico che univa sia la spinta dell’aria calda, sia l’idrogeno (detto appunto mongolfiera di Rozier). Insieme a Pierre Romain, dopo un inverno di messe a punto, tentò di superare il canale della Manica nel 1785 ma i venti contrari e qualche difficoltà tecnica fece le prime vittime della storia del volo.
In realtà forse Rozier non fu la prima vittima di un incidente di volo. Si narra infatti che circa 2000 anni prima di Cristo, in Cina, tale Wan Hu, funzionario della dinastia Ming, perì in un esperimento di volo a reazione. Sì, a reazione. Questo uomo era troppo avanti per i suoi tempi, aspetto spesso critico per ogni inventore, e aveva già capito che: a) si poteva andare sulla luna, e b) i razzi (in Cina i fuochi d’artificio hanno sempre registrato successo) potevano essere un mezzo di spinta.
Così ideò una sorta di sedia a reazione che, grazie ai 47 razzi installati sotto, potesse farlo arrivare sulla luna. Il giorno del lancio Wan Hu (oppure Wang Tu come invece descritto in un articolo della Scientific American del 1909), vestito elegantemente, si accomodò sulla sedia intarsiata in legno e diede ordine ai servi di accendere i razzi, che poi prontamente si andarono a riparare. Ci fu una una esplosione colossale, e quando il fumo si diradò i servi non trovarono più traccia dell’ideatore del primo razzo della storia.
Un altro pioniere del volo finito male è Abu Nasr Isma’il ibn Hammad al-Jawhari, detto anche semplicemente al-Jauhari, vissuto a cavallo dell’anno 1000. Passato alla storia per la sua monumentale opera intitolata Taj al-Lugha wa Sihah al arabiya, ovvero il dizionario della lingua araba con oltre 40mila voci, ha avuto meno fortuna come mero inventore. Forse ispirato da Icaro, provò a mettere a punto delle ali di legno che permettessero all’uomo di volare: il suo tentativo di librarsi dal tetto di una moschea tra il 1002 e il 1008 finì senza gloria. E senza vita.
Un fallimento spettacolare quanto tragico è quello di Franz Reichelt, un inventore e paracadutista austriaco, che nel 1912 fu “tradito” dalla sua invenzione, un paracadute “con ali”, durante un famoso lancio dalla Tour Eiffel.
In realtà non era propriamente un inventore di professione, bensì un sarto che fece fortuna importando in Austria (sua terra di origine) abiti dalla modaiola Parigi. Nel 1910 iniziò a progettare quello che doveva essere l’evoluzione del paracadute, ovvero più leggero e meno ingombrante di quelli normalmente indossati dagli aviatori, rinforzato con poche barre, una cupola di seta e una piccola quantità di gomma. Stimolato da un concorso in cui l’aviazione metteva in palio un premio di 10mila franchi a chi inventasse un paracadute pesante meno di 25kg, Reichelt si dedicò sempre più alla realizzazione di questo paracadute che utilizzava meno materiale possibile. Nonostante tutti i suoi test fatti sia con dei manichini, sia in prima persona, si concludessero in maniera insoddisfacente, Reichelt ottenne di fare il suo esperimento dalla torre Eiffel, in quanto era convinto che il suo paracadute avrebbe funzionato se provato da un’altezza maggiore. Così la mattina del 4 febbraio 1912 si presentò per il “record” con il paracadute già indossato (un cronista dell’epoca lo descrisse come un qualcosa poco più grande di un normale cappotto). Nonostante i tentativi di dissuasione da parte di alcuni amici, l’uomo superò il parapetto a 60 metri di altezza e dopo qualche istante di incertezza si lanciò “coraggiosamente” con la sua invenzione. Che non si aprì, come testimonia anche un filmato dell’epoca che riprende il tragico esperimento. L’autopsia rivelò che non morì a causa dello schianto ma a causa di un infarto cardiaco durante il volo provocato dalla paura…
Non solo la conquista dei cieli ha avuto i suoi pionieri che si sono sacrificati per il progresso, ma anche quella del mare e in particolare le immersioni. Nel 1771, un anno dopo l’invenzione della pompa ad aria da parte dell’inglese John Smeaton, l’inventore francese Freminet ideò uno scafandro con un dispositivo per riciclare l’aria durante l’immersione. Sieur Freminet testò la sua invenzione di persona, che purtroppo non funzionò a dovere, causandone la morte dopo una prova di 20 minuti. Probabilmente il primo incidente mortale della storia dello skuba. Un incidente simile avvenne un centinaio di anni dopo, nel 1876, quando l’inglese Henry Fleuss mise a punto un dispositivo che utilizzava l’ossigeno al posto dell’aria compressa. L’inventore decise di testare l’attrezzatura durante un’immersione ad oltre 10 metri di profondità, e perì proprio a causa dell’ossigeno: non aveva calcolato che l’ossigeno puro sotto pressione è tossico per l’uomo.
Sempre nel campo delle immersioni, la storia dei primi sottomarini è costellata di fallimenti, sopratutto quelli inventati da Horace Lawson Hunley, un ingegnere marino che durante la guerra di secessione americana si occupava della costruzione di sottomarini da combattimento per i confederati. Alimentati a mano, il primo esemplare (funzionante, che raggiungeva i 4 nodi) si incastrò e dovette essere affondato per non finire in mano al nemico; il secondo esemplare non riuscì a prendere il largo in quanto affondò direttamente nella baia del bacino di costruzione; il successivo tentativo provocò la morte di 4 membri dell’equipaggio (su 5) in quanto venne sfortunatamente investito da una nave; finchè venne il turno dell’inventore stesso, che nell’ottobre 1863 decise di unirsi all’equipaggio: scelta sfortunata, in quanto anche questo sottomarino affondò portandosi con sè Hunley e altri 7 membri dell’equipaggio.
Un’invenzione simile ad un sottomarino ma avente diversa funzione è la “capsula” inventata da Karel Soucek, uno stuntman canadese, che utilizzò questo involucro per lanciarsi nelle cascate del Niagara. Si trattava di una sorta di barile, lungo 3 metri e con un diametro di 2, realizzato nel garage di casa, al costo di 15mila dollari in materiali e 30mila per realizzare il documentario dell’impresa. Nel 1984 Soucek riuscì a domare le cascate e fu ripescato ferito ma vivo. Multato di 500 dollari per la sua performance fatta senza autorizzazione, recuperò tutti i costi concedendo interviste e vendendo gadget. Deciso a proseguire le sue esibizioni, nel 1985 Soucek preparò un lancio durante l’Astrodome show, dove la sua capsula fu lasciata cadere da un’altezza di 60 metri in una cascata artificiale: purtroppo un errore durante il rilasciò non indirizzò correttamente la capsula, che non centrò la vasca d’acqua con i cuscinetti che avrebbero attutito la discesa. L’inventore fu recuperato gravemente ferito, e perì il giorno successivo.
Ma non solo le invenzioni più pericolose ed audaci possono rivelarsi fatali: a volte anche l’inventore più intelligente commette un errore stupido, come quello capitato a William Bullock, che aveva perfezionato una macchina rotativa rivoluzionaria per l’industria della stampa in quanto più veloce ed efficiente. Nel 1867 Bullock stava cercando di sbloccare una nuova macchina di stampa che si era inceppata, ed ebbe la malsana idea di dare un calcio alla cinghia bloccata, che riprese a funzionare e risucchiò l’uomo verso le puleggie ferendolo gravemente ad una gamba, che dopo un paio di giorni andò in cancrena. L’uomo morì una settimana dopo, durante l’operazione di amputazione della gamba stessa. Mai cercare di sbloccare macchine in movimento senza spegnerle…
Infine una menzione Jimi Heselden, che non si può proprio definire un inventore, ma accomunato dal comune destino di perire a causa del suo stesso oggetto di successo. Heselden aveva acquistato e portato al successo il Segway, il celebre dispositivo per circolare su due ruote stando in equilibrio facilmente (Vedi foto). L’uomo è deceduto proprio in seguito ad un incidente con il suo Segway, volando giù da una scarpata.
