Risolto enigma nascosto nella sentenza sul Codice da Vinci

Il giudice che presiede il processo a Dan Brown aveva inserito un codice segreto all’interno della sentenza che assolve l’autore dall’accusa di plagio. Nel bestseller comunque un riconoscimento agli accusatori

Il Codice da Vinci ha conquistato anche giudice e avvocati impegnati nel processo che vedeva come imputato l’autore di bestseller Dan Brown, accusato di plagio dagli storici Michael Baigent e Richard Leigh, autori del libro The Holy Blood and the Holy Grail. Un avvocato aveva infatti trovato uno strano messaggio all’interno della sentenza e da qualche giorno erano sorte diverse ipotesi e congetture.
Il codice da VinciPer chi non facesse parte degli oltre 3 milioni di italiani che hanno acquistato una copia del libro di Dan Brown, il Codice da Vinci è un avvincente giallo ambientato tra il museo del Louvre di Parigi e le chiese della capitale francese e di Londra, nel quale il protagonista, destreggiandosi tra vecchi codici da tradurre e attacchi da parte dell’Opus Dei, si avvicina al Santo Graal e ad una verità considerata scomoda. La trama prende spunto infatti da un’interpretazione storica che ha letteralmente fatto infuriare la Chiesa cattolica: Cristo avrebbe avuto un figlio e avrebbe quindi avuto una discendenza che avrebbe regnato sotto il nome di Merovingi, creando il Sacro Romano Impero, e che sarebbe sopravvissuta protetta dai Templari e da una setta massonica misteriora: il Priorato di Sion.
Originale Santo GraalQuesta idea di base è la stessa trama del libro Il santo Graal. Una catena di misteri lunga duemila anni di Baigent Michael, Leigh Richard e Lincoln Henry, scritto nel 1982. Il Codice da Vinci di Dan Brown è del 2003… Il giudice ha comunque sentenziato che il bestseller non è stato copiato dal libro di venti anni prima, e gli autori Baigent e Leight devono ora pagare spese legali per 1 milione di sterline.

In una pagina della sentenza compariva la frase “Jackie Fisher, who are you Dreadnought“. La frase non compariva pero’ in maniera così esplicita, bensì in maniera criptica: comparivano solamente le parole Smithy Code, mentre le successive 27 lettere assumevano un senso solo applicando la sequenza di Fibonacci. Giudice enigmistaLa frase completa poi è stata compresa solamente dall’avvocato Dan Tench che, ricordando gli interessi personali del giudice grande appassionato di storia della marina militare, ha capito che Fisher era un ammiraglio che aveva progettato una grande nave da guerra chiamata Hms Dreadnought. Il giudice, che aveva lasciato trapelare qualche indizio per risolvere l’enigma, ha poi inviato una email all’avvocato per confermare che il piccolo enigma era stato risolto.

La confessione di Dan Brown?
L’autore è stato quindi scagionato dall’accusa di plagio, ma ecco una curiosità: ne Il codice da Vinci uno studioso del Santo Graal si chiama Leigh Teabing. Come si chiama uno degli autori del libro del 1982? Leigh… E se provate ad anagrammare il cognome del personaggio inventanto da Brown ecco che abbiamo anche il secondo autore: Baigent! Riconoscimento verso il lavoro di questi scrittori o parziale confessione di Dan Brown? Fortunatamente per gli autori del libro del 1982, questa diatriba ha contribuito ad aumentare vertiginosamente le vendite e potranno pagare tranquillamente le spese processuali. [Franco dr. Baldisserri – https://www.magnaromagna.it] – Fonte e foto: The Age

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