Luci e ombre della petizione contro i costi di ricarica del cellulare

Circola in rete un appello a firmare una petizione per abolire i costi di ricarica praticati dalle compagnie telefoniche: luci e ombre della petizione arrivata alla Commissione Europea

Grazie alle risorse e alla liberta’ ella rete, un singolo cittadino ha dato il via ad una petizione online contro una pratica tipicamente italiana: il costo della ricarica. Obiettivo della petizione e’ sollecitare il controllo da parte dell’Unione Europea. Questo il testo ufficiale della petizione:

To: COMMISSIONE EUROPEA – DIPARTIMENTO CONCORRENZA, MERCATO E CONSUMATORI – AUTORITA’ ITALIANA GARANTE DEL MERCATO E DELLA CONCORRENZA PER L’ABOLIZIONE DEI COSTI DI RICARICA PER I TELEFONI CELLULARI
E’ una cosa che accade solo in Italia mentre in tutti gli altri paesi Europei si paga ciò che si consuma.
In Italia oltre al consumo devi anche pagare il “costo della ricarica” che altro non è che un’invenzione dei gestori telefonici per fare ancora piu’ soldi a scapito di noi consumatori
CON QUESTA PETIZIONE I FIRMATARI CHIEDONO L’ABOLIZIONE DI QUESTI FAMOSI COSTI DI RICARICA,ANOMALIA TUTTA ITALIANA!
Sincerely,
tratto dal sito Petitionline.com, un sito specializzato nel fornire supporto per organizzare petizioni (advocacy)

Luci e ombre della petizione
Iniziamo con i riscontri positivi: ne ha parlato Beppe Grillo nel suo post del 10 maggio. Beppe Grillo si basa su un articolo di Punto Informatico, che a sua volta pubblica una risposta da parte da parte di un portavoce della Commissione Europea al promotore dell’iniziativa, Andrea D’ambra. Ecco il testo della risposta:

“Gentile sig. D’Ambra,
La rinrazio per la Sua email del 2 aprile 2006 nella quale informa la Commissione europea del sistema di pagamento per le carte prepagate per gli utenti della telefonia mobile italiani.
In particolare, Lei fa riferimento al fatto che i gestori di telefonia mobile applicherebbero agli utenti italiani un cd. “costo di ricarica” sulla base del quale ogni utente non riceverebbe un consumo corrispondente al prezzo effettivamente pagato ma, ad esempio, per una ricarica di 10 euro, riceverebbe 8 euro di consumo e 2 euro di costi di ricarica.
La Commissione la ringrazia per averci fornito tali dati che sono considerati utili per lo svolgimento delle proprie attività con particolare riguardo a quella di monitoraggio dello sviluppo della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, anche al fine di assicurare e proteggere gli interessi dei consumatori.
A tal fine, mi preme sottolinearLe che la Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da Lei indicato ed ha provveduto a prendere contatto con le Autorita’ italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni su quanto da Lei denunciato. Nel ringraziarla per le Sue informazioni, Le porgo cordiali saluti
Angel TRADACETE COCERA”

Petizione onlineIl firmatario di questa email si trova effettivamente all’interno della commissione europea
Oltre a questi riconoscimenti, se andiamo a vedere il sito che permette di firmare la petizione per l’abolizione del costo della ricarica del cellulare, troviamo oltre 100.000 firme. In teoria si tratta di un successo. Ma non e’ tutto oro quel che luccica: esistono infatti una serie di ombre e inesattezze dell’iniziativa.
Le petizioni online sono valide? In sostanza no, a meno che non rispettino gli stessi criteri richiesti ad una petizione classica su carta, in particolare la impossibilita’ i controllare la veridicita’ delle firme. Se provate a firmare la petizione lasciando dei dati falsi il sistema vi elenchera’ gualmente all’interno dei firmatari. Certo, vi viene inviata una email dove potete confermare la vostra email e quindi la vostra firma (oltre alla possibilita’ i donare 1 euro al sito che permette queste iniziative). Da questo meccanismo si puo’ purtroppo trarre una prima conclusione: il numero dei firmatari della petizione comprende un gran numero di persone (dati, email) non validi e quindi assolutamente inutili ai fini della petizione. E se volete firmarvi come topo gigio mi spiace ma e’ gia’ occupato.

Conclusioni
Mi spiace non condividere l’euforia per questa iniziativa per due motivi: il sito non fornisce abbastanza garanzie per il successo di una petizione. In una petizione online, oltre ad inserire anche nominativi falsi e/o non validati, c’e’ il rischio di non redigere correttamente la petizione (un mero appello rischia di non essere preso in considerazione) e di non poter provvedere alla corretta emissione dei documenti richiesti (ad esempio per la validazione delle firme). Un firma fuggi e dimentica puo’ non bastare. Inoltre c’e’ una considerazione economica di base: se – in teoria – le compagnie telefoniche fossero costrette ad abolire i costi di ricarica, ricaricherebbero questo costo su altri servizi (ad esempio aumentando le tariffe o facendosi meno concorrenza). In questo caso la soluzione potrebbe essere concordarsi sullo sciopero delle telefonate per un giorno: il non consumare (o boicottare) sensibilizza immediatamente le aziende.
Inoltre la mail dell’appello e la petizione riportano un errore: non è vero che solo in Italia si pagano questi costi Il costo della ricarica telefonica c’è ad esempio, ci risulta anche in Spagna. Negli USA a volte si paga per ricevere telefonate. Ma è anche vero che in tanti paesi c’è un premio per chi si ricarica.
Ma vi sono anche degli aspetti positivi: il gran numero di firme (anche se moltissime non sono valide) testimonia che grazie alla rete ci si puo’ mobilitare e organizzare effettivamente delle class action. E la risposta della UE fa pensare che un controllo a livello europeo puo’ veramente costringere le grandi aziende a tenere un comportamento più trasparente. Al momento l’Unione Europea sta lavorando per abbassare i servizi di roaming. [www.magnaromagna.it – Franco dr. Baldisserri]

Fonti: Europa.eu, BeppeGrillo.it, Punto Informatico, PetitionOnline, segnalazioni degli utenti sabaemaura, Parsifal, Manu. Aggiornamenti: sul sito Aboliamoli.eu realizzato dall’autore Andrea D’ambra potete trovare informazioni sullo stato della petizione e sulle inchieste aperte da Antitrust ed Agcom.

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