Addio al celibato, scherzi e giochi in pubblico – parte 3

..eravamo giunti all’inizo della giornata dell’addio al celibato, dopo lo sposo (ovvero il sottoscritto) ha subito penitenze per non essere stato in grado di procurare oggetti praticamente impossibili, penitenze che si sono risolte in depilazioni a casaccio sul corpo, grazie ad un “gira la ruota” le cui caselle indicavano le parti anatomiche da “diradare”. Una volta “espletata” questa formalità, e testato sul posto il free hugh clock (una sveglia da mettere al collo, con un grande cuore, che quando suonava obbligava ad abbracciare gli sconosciuti presenti..) si parte alla volta della meta della mattinata: San Marino. Avevano ventilato uno stato estero, ed eccolo qui…

Nel tragitto mi costringono a studiare una improbabile storia di San Marino scritta da Federico: un pout-pourrì di minchiate che dovrebbe mettere qualche dubbio a sua moglie quando si arriverà in età di demenza senile.. Prometto che recupererò il testo. Ma prima di arrivare nella terra del Titano ci si ferma a fare colazione all’Autogrill. Finalmente pensavo, dopo nottata senza dormire e dopo esser stato rapito al bar quando mi stavano per servire caffè e cornetto. La colazione è a condizione, ovvero non si fa fino a che non supero delle prove… fir firmare delle petizioni! Ora immaginate il fastidio che potete avere quando uno sconosciuto vi ferma alle 8 del mattino per farvi firmare una petizione perditempo. Devo dire che gli “amici” si sono sbizzarriti nell’inventare petizioni da far firmare: nell’arco della giornata ho poi dovuto convincere i sanmarinesi a pagare più tasse, le donne a darla via subito, ecc. ecc. ovviamente facendo lasciare dati e facendo firmare l’improbabile editto. Ora, credetemi, in un autogrill, alle 8 del mattino di domenica, dove la popolazione è composta al 90% vecchietti in gita INPS e camionisti stranieri che hanno dormito nel piazzale… non è facile ottenere queste firme! E la colazione si allontanava sempre più… fino a che la fame ha preso il sopravvento, e con indomito coraggio e sprezzo della dignità oramai persa sono riuscito a convincere camionisti ungheresi, polacchi, turchi e tedeschi della bontà della petizione. Ovviamente a gesti. Nel frattempo gli amici si sollazzano guardando le scene di vecchietti che con veloce gesto parkinsoniano mi mandavano via prima ancora di proferire parola (un uomo con una cartelletta in mano che si avvicina è una rottura di palle, è matematico).

la folla fugge di fronte alla petizione

Finita la (prima) prova della petizione, le menti malate degli amici dello sposo avevano montato un simpatico siparietto all’entrata dell’autogrill: un banchetto, con il gioco “uovo di ferro”. Vestitomi con un sacco del pattume e bandana “banzai” in testa, ho dovuto convincere il poveretto a sfidarmi. La gara? Spaccarsi un uovo in testa a vicenda. Tutte le uova erano sode, tranne una. Indovinate a chi è capitata subito subito l’uovo non sodo? Ecco il filmato di questo simpatico gioco nuovo (simpatico per la folla che si è radunata, non per lo sposo… ‘stardi)

Finito questo giochetto si entra finalmente per fare colazione, dopo essermi ripulito dalle uova fra i capelli. Ma nel frattempo sono arrivati bus con schiere di vecchietti che si trovano ora in fila davanti a noi per arrivare a cappuccino e cornetto. A chi tocca arrivare al bancone ad ordinare per tutti? Indovinate un po’… e mentre l’autogrill è pieno scatta l’allarme della sveglietta che ho al collo e che decreta il momento del “free hugs” (abbracci liberi), come recita la maglietta fattami indossare. E così via, ad abbracciare tutti gli sconosciuti presenti, timorosi di vedersi arrivare un perfetto sconosciuto che tenta di abbracciare a destra e a manca! Quindi se volete organizzare degli scherzetti ai futuri sposi, questo degli abbracci liberi (se non peggio) è una buona idea.

Via, si parte. Prossima tappa: San Marino. Ma come arrivare in cima a questo monte? La strada sarebbe stata troppo scontata, e dato che lo sposo ha qualche problema con vertigini ed altitudine, cosa c’è di meglio che salire con la funivia? Passato questo momento (ricordate quindi: per gli scherzetti allo sposo tenete presente le sue paure e le sue fobie) si arriva finalmente nella terra di San Marino. La prima prova è già tutto un programma: fornito di megafono e cartello romagnol-inglese-maccheronico “fri turist tur” devo girare per le vie del paese attirando turisti con la mia spiegazione sulla storia di san marino, ovviamente da inventare al momento. I video seguenti spiegano tutto: ascesa e tracollo. E così la mattinata si snoda tra racconti “ad minchiam” fatti al megafono (del tipo “cibo tipico di san marino sono le alici san marinate” e “san marino esiste solo per non pagare l’iva e per vendere armi e fuochi d’artificio proibiti in Italia”) fino ad una variante dello speak-corner inglesi, dove un individuo parla ad alta voce alla folla spiegando il suo punto di vista su politica, religione, ecc. Ma qui gli “amici” avevano preparato dei titoli semplici semplici su cui fare dissertazione: “l’etica di Schopenhauer applicata all’amore delle suore”, “lo scroto, questo nostro amico”. Guarda i video se vuoi vedere a che punto si riduce uno stimato professionista. E’ tutto improvvisato!

Qui mi sono lasciato “trasportare” dal discorso che mi inventavo… e un negoziante ha chiamato le guardie. Prima ha solo minacciato di farlo se non la smettevamo di fare questi comizi, ma prima Paolo ha domandato “ma scusi, questa non è la terra della libertà” e alla minaccia di chiamare le guardie Federico ha risposto “sì, ma sono vestiti in maniera ridicola, non se li caga nessuno”… apriti cielo! Fortunatamente per lo sposo questo ha frenato il momento dei comizi improvvisati. Ma non per questo la mattinata “all’estero” è andata via liscia: dovevo far firmare altre petizioni ai sanmarinesi, di cui una era veramente poco gradita: “anche gli abitanti di san marino devono pagare l’iva allo stato italiano” mentre l’altra (annessione di San Marino alla Magna Romagna) era vista positivamente… Mossi da sana compassione tanti negozianti hanno aderito… E in tutto questo ogni tanto la sveglia dell’amore suonava, ma non più per il momento degli abbracci liberi, bensì per “la palpata gratis”. Sì, avete capito bene, quando suonava la sveglia, lo sposo doveva abbracciare e palpare le donne che si presentavano nei paraggi. A parte quattro belle ragazze slave, ho incontrato solo gite di vecchie anziane…

Seguirà la parte dedicata ai “giochi da bimbi” per lo sposo e i suoi amici

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