Acqua contaminata a Roma: falso allarme

Allarme acqua a Roma: non è un attentato, è un falso allarme

SMS avvisa dell’improvviso inquinamento delle acque a Roma si diffonde e crea il caos nella capitale, ma non si trattava di un attentato bensì di una burla di cattivo gusto

Il falso allarme ha cominciato a diffondersi nella serata di martedì 26 luglio via sms. La notizia è stata raccolta dall’emittente romana Radio Spazio Aperto, che l’ha diffusa amplificandone la portata e dando inavvertitamente una sorta di ufficialità al presunto problema. E così si sono moltiplicati i messaggini sms con i quali gli ascoltatori avvisavano parenti ed amici, i quali a loro volta avvisavano altre persone dell’imminente pericolo.

In poche ore si è diffuso il caos nella capitale, con centinaia di chiamate fatte all’Acea (l’azienda che gestisce l’erogazione dell’acqua), ai carabinieri, ai Vigili del Fuoco, arrivando fino al Ministero della Salute e al Campidoglio.

L’Acea ha prontamente smentito l’allarme, come recita il comunicato ufficiale: “Le notizie che sono circolate in queste ore circa un presunto inquinamento delle acque cittadine sono del tutto infondate, come risulta dalle analisi che continuativamente l’Acea svolge [..] è assurdo che qualcuno abbia messo in giro voci simili. L’Acea ha dato mandato ai propri legali di agire perchè siano identificate le fonti di tale infondata notizia, la cui diffusione configura il grave reato di procurato allarme”.

Dal centralino dell’Acea hanno dovuto ripetere in continuazione che si trattava di un falso allarme, smentendo anche l’ipotesi che la rete idrica possa essere un facile obiettivo per azioni terroristiche di sabotaggio. Secondo i responsabili di Acea infatti eventuali malintenzionati dovrebbero “agire armi in pugno ed esporsi ad un conflitto a fuoco per arrivare a contatto con la rete idrica”. Anche se rimane il dubbio -in generale- che si possa invece agire con più facilità nelle zone “esterne” dell’acquedotto e meno sorvegliate.

Le stesse “fonti” utilizzate dall’emittente Radio Spazio Aperto si sono poi rivelate essere sms e telefonate di ascoltatori, che a loro volta avevano ricevuto sms del falso allarme. In generale, quello che probabilmente è partito come scherzo si è diffuso a macchia d’olio nell’errato tentativo di fare una buona azione da parte di chi ha inviato i messaggi a parenti ed amici, senza aspettare le comunicazioni ufficiali da parte degli organi ufficiali.

Questa bufala via sms apre comunque un interrogativo: i veri messaggi di avviso inviati dalla Protezione Civile (in caso di alluvioni, terremoti, oppure sul funerale del Papa, ecc.) sono assolutamente falsificabili da parte di malintenzionati o di pseudo-buontemponi. Se anche il messaggio della Protezione Civile arrivasse con un logo, quest’ultimo sarebbe duplicabile senza sforzo.

In conclusione: prima di diffondere sms di allarmi -sia che arrivino da amici, sia che arrivino dalla Protezione Civile- forse è meglio aspettare la conferma da parte di emittenti nazionali ed enti ufficiali. Soprattutto in questo periodo di strategia del terrore da parte di frange islamiche estremiste che puntano a diffondere la paura, un falso allarme può provocare seri problemi. E -nonostante gli attuali limiti tecnologici degli sms duplicabili – la Protezione Civile ha i mezzi per diffondere via sms degli avvisi a milioni di persone, mentre un burlone per inviare lo stesso messaggio a diverse migliaia di persone spacciandosi per Protezione Civile deve comunque mettere mano al portafogli…
https://www.magnaromagna.it, articolo di F. Baldisserri

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