Tra agosto del 1999 e febbraio del 2000, il mercato azionario statunitense fu scosso da un singolare fenomeno: alcune piccole compagnie quotate in borsa, il cui livello di scambi giornaliero si manteneva mediamente intorno alle 60 mila azioni, videro il volume delle proprie attività crescere improvvisamente e senza spiegazione, superando il milione di azioni scambiate.
I segugi della Securities and Exchange Commission (SEC) ci misero qualche mese a capire che dietro questo piccolo terremoto non c’era nessuno dei grandi speculatori di Wall Street, ma un ragazzino di 15 anni con un account su America Online ed uno su E*Trade.
Jonathan Lebed, uno studente di Cedar Grove (New Jersey), aveva iniziato ad appassionarsi alla borsa all’età di 11 anni guardando CNBC, una TV satellitare specializzata in questioni finanziare sui cui schermi si alternano ogni giorno espertoni di borsa circondati da oscure sigle e percentuali dietro le quali una casta ristretta e gelosa di iniziati riesce a riconoscere le quotazioni azionarie.
“Mi intrigava vedere tutti quei numeri in televisione” dichiarerà Jonathan al Wall Street Journal: Sono sempre stato interessato agli affari
E così, mentre i suoi coetanei guardavano cartoni e telefilm, il piccolo Jonathan veniva introdotto dai mezzibusti di CNBC in un mondo ignoto, nel quale si parlava di cifre che l’uomo comune non riesce neanche bene ad individuare con l’immaginazione: i miliardi di dollari. Greg, il padre di Jonathan, lungi dal preoccuparsi per il bizzarro comportamento del figlio, dovette pensare che questi fosse una specie di maledetto genio, visto che di là a poco gli diede accesso ai propri account presso due agenzie di cambio.
Fu così che Jonathan potè cominciare a mettere in pratica ciò che gli occhialuti commentatori di CNBC gli avevano insegnato. Ora, una delle prime cose che si capiscono della borsa, è che non ci si capisce niente. Detto altrimenti, i meccanismi per i quali certe particolari azioni guadagnino cifre spaventose nel giro di una settimana e poi, altrettanto facilmente perdano tutto e finiscano anche per rimetterci, risultano misteriosi; a molti viene il sospetto che dietro questi sommovimenti ci sia qualche intelligentone che ci guadagna. Gli esperti li chiamano speculatori e, invece di prenderli a calci, li intervistano con fare cerimonioso. Tutte cose che senz’altro non vengono fatte senza motivo, e se noi profani non lo capiamo la colpa è solo nostra.
Ma torniamo al nostro Jonathan, il quale è uno scolaro modello, uno che apprende alla svelta: è un ottimo studente conferma anche il padre. In quanto tale, il giovane non ci mette molto ad afferrare il meccanismo giusto per farsi valere in borsa: compra in grandi quantità azioni di aziende alle quali nessuno bada, poi si arma di santa pazienza e, sotto falsa identità, si fa il giro di tutti i newsgroup, i siti, i pertugi di Internet nei quali i forzati della borsa si incontrano per farsi coraggio a vicenda e va strombazzando ai quattro venti assurde notizie su quello che ha appena acquistato: queste azioni che ora stanno a 2 dollari, presto ne varranno 20. Queste altre cresceranno del 1000 percento. Queste, poi, sono le azioni più sottostimate della storia!
Perchè la gente gli dia retta, è un mistero che noi, nella nostra abissale ignoranza, non possiamo comprendere e dobbiamo accettare a capo chino, come un atto di fede. Fatto sta che le azioni segnalate da Jonathan iniziano a salire vertiginosamente. A fine giornata, lui se le rivende. Quando gli va male, ha guadagnato 11 mila dollari; se invece la giornata è stata fruttuosa, si avvicina a (o supera) i 70 mila. Questo giochino va avanti senza problemi dal 23 agosto al 4 febbraio. Secondo del SEC, in sei mesi il ragazzo ha tirato su 285 mila dollari, interessi compresi. Sempre secondo il SEC, il metodo con il quale Jonathan ha messo insieme i quattrini deve considerarsi illegale.
Il 20 settembre, Jonathan, pur senza ammettere nè negare di aver speculato sulle azioni, firma un accordo nel quale si impegna ad evitare speculazioni per il futuro e a restituire il malloppo. Il SEC non chiama in causa nè le aziende il cui valore è cresciuto grazie alle dicerie messe in circolo da Jonathan, nè i genitori del ragazzo:
Non ci sono indizi che i signori Lebed fossero a conoscenza dell’attività del figlio
dicono quelli del SEC, nonostante non sembri la cosa più normale del mondo che un quindicenne possa permettersi di comprare alla propria famiglia una Mercedes da 42 mila dollari.
A parte questi aspetti un po’ oscuri della vicenda, ce n’è un altro che è stato evidenziato da alcuni commentatori, tra i quali Michael Lewis del New York Times: ogni giorno qualche esperto di borsa dice la sua sulle azioni. Come per magia, quelle azioni salgono o scendono seguendo le previsioni degli analisti. Nel lungo termine, la situazione è più intricata; ma nell’arco di poche ore, l’andamento delle azioni è spesso una profezia che si autoavvera. Qual è stato allora esattamente il crimine di Jonathan? Le azioni che lui sosteneva sarebbero cresciute sono effettivamente andate alle stelle, a volte anche oltre le sue previsioni. E dunque?
Chi si azzarda a ventilare anche solo con uno degli emisferi celebrali l’ipotesi che il crimine più grande commesso da Jonathan Lebed sia stato quello di smascherare i vizi della borsa, volendo maliziosamente lasciare intendere che i mercati sono un castello di carta abilmente governato da un manipolo di analisti pagati a loro volta profumatamente per far salire o scendere a comando certe azioni, venga fucilato all’istante.
A questi irriducibili della teoria del complotto riveleremo un particolare che forse servirà a consolarli e a mitigare il loro giudizio sul magico mondo della borsa: qualche tempo dopo che Jonathan aveva restituito il maltolto, il programma della CBS “60 Minutes” fece due conticini e scoprì che Jonathan aveva messo insieme qualcosa come 800 mila dollari da altre 16 azioni che il SEC non aveva incluso nella propria indagine. Altro che i 285 mila dollari restituiti a settembre! Ecco perchè a suo tempo l’avvocato di Jonathan, Kevin Martino, aveva dichiarato: lui e la sua famiglia credono che si tratti di un accordo equo ed appropriato e sono felici di lasciarsi tutto questo alle spalle.
Alle (sulle) spalle della famiglia Lebed il SEC ha inavvertitamente lasciato una montagna di dollari. E così ecco dimostrata, a quelli che dubitavano, la bontà dell’universo finanziario. In fin dei conti, la borsa non manca mai di premiare i propri figli più promettenti.
Io a 15 anni avevo appena imparato la differenza tra telefonata urbana e telefonata con prefisso.. [F. Baldisserri – www.magnaromagna.it] Fonti: A.Balbi di Html.it
