Tratte da un libro di Kossi Komla-Ebri intitolato “Nuovi imbarazzismi”, riportiamo alcune storie motivi di imbarazzo tra uomini bianchi e neri in Italia: simpatiche e utili per riflettere sulla realtà attuale
Premessa: l’autore del libro è nato in Togo e risiede in Italia dal 1974. Dopo essersi laureato in medicina e chirurgia, lavora presso un ospedale e ha sposato un’italiana, e ha raccolto in più libri alcune situazioni imbarazzanti alle quali ha assistito o di cui ha avuto testimonianza, tutte con un unico denominatore: il pregiudizio verso l’uomo nero. Ma quando si scopre che l’uomo nero non è il classico vu cumprà ma un medico o un ricercatore universitario…. beh, nasce l’imbarazzismo. Ho deciso di riportare alcuni dei tratti più divertenti del libro (per leggerlo tutto lo si puo’ acquistare online al momento costa 6,20 euro)
Imbarazzismi:
– Mi scusi signora, i ragazzi sono fratello e sorella? – chiese una signora anziana a mia moglie, che passeggiava con i nostri due figli
– Sì
– Oh! Ma come è stata brava signora ad adottarli insieme!
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La famiglia di un’amica di Marzia – una donna molto, molto religiosa – vedeva spesso a messa un giovane di colore in piedi in fondo alla chiesa.
Era ormai dicembre e i genitori della sua amica pensarono che sarebbe stato un gesto di cristiana carità invitare a pranzo quel ragazzo qualche giorno prima di Natale. Vedendolo sempre solo, in disparte avevano capito che si trattava di uno di quei ragazzi africani venuti a frequentare la loro prestigiosa università. e che quindi avrebbe sicuramente passato le feste di Natale pressochè solo.
Quando furono tutti seduti attorno al tavolo, gli chiesero da dove veniva e cosa faceva in Italia.
La risposta, semplice e senza ombra di rimprovero, fu:
– Sono l’ambasciatore della Guinea Bissau in Italia
L’amica di Marzia non riusci’ a contare i minuti di imbarazzatissimo silenzio che seguirono quella sconvolgente rivelazione…
……………..
Ribka si reco’ all’ASL per compilare le schede di iscrizione al servizio sanitario. L’impiegata le chiese nome e cognome per trascriverli.
Ma giunta alla voce professione scrisse spontaneamente da sè “domestica”
– Perchè ha scritto domestica?
– Perchè che lavoro fai?
– Sono una scrittrice, attualmente ricercatrice presso la vostra università
– ..che sbadata…
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Ora di punta sull’autobus. Daouda, di ritorno dal lavoro, si accomodò sfinito sulla sedia vicino alla macchina obliteratrice e chiuse gli occhi per rilassarsi.
Alla fermata successiva una vecchietta arzilla appena salita gli piombò addosso con veemenza, prima che lui si accorgesse della sua presenza, e l’apostrofò aggressiva, con voce alta e acuta:
– Giovanotto! Nel suo paese cosa si fa quando una persona anziana sale sull’autobus?
– Ce la sbraniamo signora!
Tutti scoppiarono a ridere…
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Un’amica eritrea e un signore italiano erano ad aspettare entrambi l’autobus n. 25.
– Questo autobus e’ sempre in ritardo!
– E’ vero, meno male che oggi non piove
E per venti minuti andarono avanti a parlare del tempo e della scomparsa della mezza stagione, poi lui s’informo:
– Lei parla italiano?
Lei rimase esterrefatta:
– Mi scusi signore, ma in che lingua abbiamo parlato fino adesso?
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Quando portammo per la prima volta i nostri figli in africa a conoscere i nonni paterni, venivano rincorsi e additati dagli altri bambini festosamente con le grida:
– Yovo (= bianchi)! Yovo! Yovo!
I miei pazientarono per i primi giorni ma, siccome la scena si ripeteva di continuo, dovetti spiegare il significato del termine. Giunti a casa, esasperata, mia figlia mi chiese
– Papà, perchè in Italia mi chiamano negra e qui in Togo mi dicono Yovo? 
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Alessandro e la giovane moglie nigeriana andarono in posta per riscuotere un vaglia. Alex entro’ da solo e, giunto al banco per scrivere, poso’ il suo cellulare a portata di mano.
Non vedendolo tornare, la moglie varco’ a sua volta l’ingresso, si porto’ vicino al marito e allungo’ le mani verso il telefonino. Subito l’impiegato si porto’ avanti per sussurrare ad Alex:
– Stia attento a quella ladra di una negra, le sta fregando il cellulare!
– Chi? Mia moglie?
Non tutto e’ come sembra…
Fonti: Imbarazzismi, di Kossi komla-Ebri – Edizioni dell’arco
