Lite in parlamento a causa di suoneria religiosa

In Iraq sospesi i lavori per la nomina del nuovo governo a causa del cellulare di una deputata che ha suonato una melodia religiosa sciita.
Parlamento iraqRissa al parlamento di Baghdad a causa di una suoneria, dopo cinque mesi di lavori diplomatici per mettere d’accordo sciiti e sunniti sulla formazione del governo che dovrebbe portare all’allontanamento delle forze occidentali in Iraq, con il paese devastato dagli attentati e sull’orlo di una guerra civile a causa delle divisioni religiose.
Durante i lavori del parlamento è suonato il cellulare della deputata Gufran al-Saidi, vestita di nero e con velo islamico. Il problema era il tipo di suoneria (polifonica?) utilizzata: una melodia religiosa sciita. Immediatamente le guardie del corpo del presidente della camera Mashhadani sono intervenute contro il collaboratore della deputata che le teneva il cellulare. Sembrava tutto risolto quando il cellulare ha ripreso a squillare diffondendo nuovamente la melodia religiosa sciita, ed è scattato l’assalto delle guardie del corpo del presidente della camera nei confronti del collaboratore. Già in passato Mashhadani (scelto proprio dopo lunghe trattative tra curdi, sciiti e sunniti) era stato criticato perchè poco diplomatico nei confronti delle altre parti politico-religiose.

Motivo della discordia:

.. a Shia religious chant that mourns al-Hussein, the grandson of prophet Muhammad who was killed in Iraq. Sunni Muslims consider any death to be the will of God and so exaggeration in mourning is interpreted as an objection to His will (Al Jazeera)

La melodia riprendeva quindi un canto di dolore per il nipote del profeta Maometto ucciso in Iraq. Per i sunniti ogni morte fa parte del disegno di Allah, e addolorarsi per la morte di una persona significherebbe andare contro la volontà di Allah. Questo episodio è purtroppo chiaramente indicativo sulle difficoltà di una pacifica convivenza tra sciti, sunniti e minoranza curda. [F.Baldisserri – www.magnaromagna.it] – Fonte e foto: Al Jazeera

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