Motivi della guerra nel golfo: inesattezze

Perchè si fa una guerra? Te lo spiega un documento in power point che circola ora in rete (pieno di inesattezze…)

Premessa: Quanti di noi hanno pensato almeno una volta che la “ricerca” della guerra in Iraq da parte degli USA nasconda in realtà degli interessi legati al petrolio e agli stretti legami tra politici americani e grandi aziende (energetiche e non)?
Circola ora in rete un documento in power point semplice ma di grande efficacia divulgativa, che spiegherebbe il reale guadagno di chi vuole la guerra…
E’ doveroso premettere che il commento “antibufala” che segue non è legato ad alcuna ideologia politica, nè vuole esprimere una posizione a favore o contro l’intervento degli USA in Iraq; il messaggio di fondo è semplicemente: non crediamo a priori a tutte le notizie che ci arrivano, informiamoci con la nostra testa e, prima di continuare a divulgare notizie false (vedi bufala bambina malata di cancro), controlliamo le fonti! Come ricorda giustamente P.Attivissimo (vedi fonti) “la disinformazione è un danno sempre e comunque”

Il testo originale dell’appello
Riassunto: L’argomento centrale dello “studio del Politecnico di Milano” afferma che un’eventuale guerra in Iraq sarebbe un colossale affare che agli Stati Uniti non costerebbe un centesimo, ma dal quale anzi gli USA trarrebbero circa 20 miliardi di dollari di guadagno, e che la guerra sarebbe in realtà pagata da “noi”
Ecco il testo originale:

“PERCHE SI FA UNA GUERRA?
Alcune semplici cifre:
1) I COSTI DELLA GUERRA DEL GOLFO
40 MLD DI $ (42 MLD DI EURO – 80.000 MLD DI LIRE)
CHI LI HA PAGATI?
Verrebbe spontaneo dire che il 40 mld di $ siano stati pagati dagli USA…
Ma ciò è vero solo in parte:
di questi 40 mld di $
— il 25% ? stato coperto dagli USA (10 mld $)
— il 75% ? stato coperto dai paesi arabi, in particolare Kuwait e Arabia Saudita (30 mld $)
E dove li hanno trovati?
Il prezzo del petrolio, prima della guerra, era di circa 15 $ al barile… ma, con la guerra del Golfo ? lievitato fino a 42$ al barile, generando un guadagno extra stimato intorno ad almeno 60% di $
E a chi è andato questo guadagno?
Nei paesi arabi vige la legge del fifty-fifty: 50% al governo locale, 50% alla multinazionale che controlla il giacimento.
Quindi:
GUADAGNO NETTO DAL RINCARO DEL PETROLIO: 60 MLD DI $
— 30 MLD DI $ ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE
— 30 MLD DI $ AI PAESI ARABI (KUWAIT – ARABIA SAUDITA)
Ma, di chi sono le compagnie petrolifere?
Nel Medio oriente l’estrazione ed il commercio del petrolio è TOTALMENTE in mano alle 7 sorelle (Shell, Tamoil, Esso…) tutte americane, di cui 5 di proprietà statale americana.
Quindi, dei 30 mld di $:
— Circa 21 mld al governo americano
— Circa 9 mld a privati americani
FACCIAMO 2 CONTI:
SPESE GUADAGNO RICAVI/PERDITE
Paesi Arabi 30 mld 30 mld 0
USA Governo 10 mld 21 mld 11 mld
USA Privati 0 mld 9 mld 9 mld
Gli USA quindi guadagnano 20 mld di $ dalla guerra.
E i costi della guerra chi li paga? Coloro che comprano il petrolio. Noi.
E gli USA, tra aumento del prezzo del greggio e guadagni dell’indotto bellico, hanno guadagnato:
— 11 mld di $ direttamente
— 49 mld di $ dall’indotto
Infatti, dove sono andati a finire i 60 mld di $ spesi nella guerra?
Nell’industria bellica, che guardacaso è quasi totalmente… AMERICANA!
Ora risulta più facile capire il perchè della guerra del Golfo e anche il perchè di altri due fatti di attualità: il perchè della guerra in Afghanistan e della guerra (probabile, quasi certa) della nuova guerra in Iraq.
La guerra in Afghanistan aveva come principale obiettivo l’instaurazione di un governo fantoccio che desse via libera alla costruzione di un oleodotto, di proprietà americana lungo 2.500 km del suo territorio. Questo oleodotto, d’importanza strategica, ha come unica alternativa la costruzione di un altro oleodotto, lungo 5.500 km, enormente pi? costoso da costruire e da mantenere, anche a causa delle tasse che i paesi attraversati imporrebbero agli USA.

Molto più facile radere al suolo un paese martoriato da 30 anni di guerra e renderlo una propria dependance, con la possibilità di costruire e gestire l’oleodotto scorciatoia in tutta tranquillità.

Per capire coma mai Bush voglia attaccare di nuovo l’iraq bisogna sapere come gli USA sono in rotta con i loro maggiori fornitori di petrolio nell’area mediorientale: l’Arabia Saudita. La rottura sta diventando insanabile, sia perchè l’Arabia Saudita è uno dei paesi maggiormente coinvolti nel terrorismo di Bin laden, sia perchè l’opinione pubblica internazionale è schierata in massa contro questo paese a causa del mancato rispetto dei più elementari diritti umani.

Non solo: negli ultimi mesi la crisi che ha colpito il Venezuela (ridotto alla fame proprio dalla politica delle compagnie petrolifere americane) sta provocando gravi incognite sulla stabilit? delle forniture petrolifere da questo paese agli USA.

Per l’amministrazione Bush si è quindi creato un obiettivo prioritario: cercare un’alternativa petrolifera all’Arabia Saudita nell’area mediorientale.

Il modo pù facile, ovviamente, è fare una guerra all’Iraq e instaurare un regime fantoccio alla dipendenza diretta degli stessi USA.

Perchè l’Iraq?
Per 3 semplici motivi:
— è un paese che non può difendersi (la povertà causata dall’embargo provoca la morte per fame di 300.000 bambini ogni anno)
— offre un facile pretesto (la presenza di fantomatiche armi di distruzione di massa, peraltro sviluppabili solo con un’altissima tecnologia e notevoli capitali, cose che che l’iraq proprio non possiede) per giustificare l’attacco agli occhi dell’opinione pubblica, che nulla sa delle vere cause della guerra (le lotte per il controllo del petrolio) )
— al momento l’iraq non gode della protezione di nessuno stato potente, in grado di opporsi con decisione alla minaccia di un attacco americano. [Slide 1]

I retroscena dell’attacco americano all’IRAQ nel 1991

Tratto da una lezione del corso di ?Modellistica e Gestione delle Risorse Naturali 1?, Politecnico di Milano [Slide 2]

I costi della Guerra del Golfo

40 miliardi di dollari –> cio? 42 miliardi di euro –> cioè 80.000 miliardi di lire [Slide 3]

Ma chi li ha pagati?

Verrebbe spontaneo dire che i 40 miliardi di $ siano stati pagati dagli USA…

Ma ciò è vero solo in parte: infatti…

40 MILIARDI $

— il 25% è stato coperto dagli USA (10 MILIARDI $)

— il 75% è stato coperto dai paesi arabi, in particolare da Kuwait e Arabia Saudita (30 MILIARDI $) [Slide 4]

Ma dove li hanno trovati i soldi?

Il prezzo del petrolio, prima della guerra, era di circa 15 $ al barile… ma, con la guerra del Golfo ? lievitato fino a 42$ al barile, generando un guadagno EXTRA stimato intorno ad almeno 60 miliardi di $

E a chi è andato questo guadagno?

Nei paesi arabi vige la legge del fifty-fifty: 50% al governo locale, 50% alla multinazionale che controlla il giacimento. Quindi:.. [Slide 5]

Guadagno netto dal rincaro del petrolio: 60 MILIARDI $

— 30 MILIARDI $ alle compagnie petrolifere

— 30 MILIARDI $ ai governi dei paesi arabi (Kuwait + Arabia Saudita) [Slide 6]

Ma di chi sono le compagnie petrolifere?

Nel Medio oriente l’estrazione e il commercio del petrolio ? totalmente in mano alle 7 sorelle (Shell, Tamoil, Esso…) tutte americane, di cui 5 di propriet? statale americana.

30 MILIARDI $:

— Circa 21 miliardi al governo americano

— Circa 9 miliardi a privati americani [Slide 7]

Facciamo un po’ di conti:

Spese Guadagno Ricavi o perdite
di guerra dal rincaro
del petrolio
Paesi Arabi 30 mld $ 30 mld $ 0
Governo USA 10 mld $ 21 mld $ Ricavo di 11 mld $
Privati USA 0 9 mld $ Ricavo di 9 mld $

Adesso ? tutto chiaro… gli USA hanno guadagnato 20 miliardi di $ dalla guerra! Altro che liberare il Kuwait… volevano solo intascare la grana! [Slide 8]

Ma non ? ancora finita…

— Chi ha pagato, alla fine dei conti, la guerra del ’91 in Iraq?

— Quelli che utilizzano il petrolio…

— …cio? noi! [Slide 9]

Quindi gli USA, tra aumento del prezzo del greggio e guadagni dell’indotto bellico, hanno guadagnato:

— 11 miliardi di $ direttamente

— 49 miliardi di $ dall’indotto!!! [Slide 10]

2. Dove sono andati a finire i 40 mld di $ spesi nella guerra?

Nell’industria bellica, che guardacaso ? quasi totalmente… AMERICANA!!! [Slide 11]

Ultime considerazioni

E’ facile immaginare come la Guerra del golfo, nel 1991, sia stata combattuta esclusivamente per questi motivi economici, e non per qualche fine ?umanitario? o di ?difesa della libert?.

Ma adesso risulta facile anche capire altri due fatti di attualit?: il perch? della guerra in Afghanistan e della probabile, nuova guerra in Iraq. [Slide 12]

In particolare, la guerra in Afghanistan aveva come principale obiettivo l’instaurazione di un governo fantoccio che desse il via libera alla costruzione di un oleodotto (di propriet? americana) lungo 2.500 km attraverso il suo territorio.

Questo oleodotto, di importanza strategica, ha come unica alternativa la costruzione di un altro oleodotto, lungo 5.500 km, enormemente pi? costoso da costruire e da mantenere, a causa delle tasse che i paesi attraversati imporrebbero agli USA.

Molto pi? facile, quindi, radere al suolo un paese gi? martoriato da 30 anni di guerra e renderlo una propria dependance, con la possibilit? di costruire e gestire l’oleodotto-scorciatoia in tutta tranquillit?. [Slide 13]

Per capire come mai Bush jr. voglia attaccare di nuovo l’iraq bisogna invece sapere che gli USA sono in rotta con i loro maggiori fornitori di petrolio nell’area mediorientale: l’Arabia Saudita.

La rottura sta diventando insanabile, sia perch? l’Arabia Saudita ? uno dei Paesi maggiormente coinvolti nel terrorismo di Bin Laden, sia perch? l’opinione pubblica internazionale ? schierata in massa contro questo paese a causa del mancato rispetto dei pi? elementari diritti umani.

Per l’amministrazione Bush si ? quindi creato un obiettivo prioritario: cercare un’alternativa petrolifera all’Arabia Saudita nell’area mediorientale. [Slide 14]

Il modo pi? facile, ovviamente, ? fare una guerra all’Iraq e instaurare un regime fantoccio alla dipendenza diretta degli stessi USA.

La domanda che sorge spontanea ?: perch? l’Iraq?

Per 3 semplici motivi:

— ? un paese che non pu? difendersi (la povert? causata dall’embargo provoca la morte per fame di 300.000 bambini ogni anno).

— l’Iraq offre un facile pretesto (la presenza di fantomatiche armi di distruzione di massa, che peraltro sono sviluppabili solo con un’altissima tecnologia e notevoli capitali, due cose che l’Iraq proprio non possiede) per giustificare l’attacco agli occhi dell’opinione pubblica, che nulla sa delle vere cause della guerra (le lotte per il controllo del petrolio).

— al momento, l’Iraq non gode della protezione di nessuno stato potente, in grado di opporsi con decisione alla minaccia di un attacco americano. [Slide 15]

In pi?, negli ultimi 3 mesi, ? scoppiata in tutta la sua drammaticit? la rivolta sociale in Venezuela, in seguito alle disastrose condizioni di vita della popolazione, dettate dalle multinazionali statunitensi del petrolio.

Il Venezuela ? infatti il maggior rifornitore di greggio degli Stati Uniti.

Cercare un’alternativa ad Arabia Saudita e Venezuela è diventato quindi l’oggetto prioritario dell’amministrazione Bush. [Slide 16]

Cosa fare:

Innanzi tutto, far conoscere a più persone possibili le vere cause della guerra. Se una persona è ignorante, è facilmente controllabile. Se invece comincia a ragionare con la propria testa, è in grado di opporsi a scelte barbare e assurde dettate dal puro interesse economico.

Sostenere tutte le associazioni che si battono per evitare questa nuova, inutile guerra. Bastano piccoli gesti, come appendere uno straccetto bianco allo zaino o alla borsa, oppure esporre la bandiera della pace al balcone.

Firmare l’appello contro la guerra sul sito di Emergency: www.emergency.it

Perchè è una bufala
Guerra Iraq Innanzitutto l’appello dichiara di provenire da una fonte (solo) apparentemente autorevole: uno studio del Politecnico di Milano, che lascia presupporre che siamo di fronte ad una ricerca scientifica condotta da ricercatori universitari.
In verità si tratta di una risposta di un professore a una domanda di uno studente: l’appello che circola non è stato redatto direttamente da un responsabile del Politecnico. Come riferisce il professore citato, è stato semplicemente creato da “uno studente” che “ha creato a mia insaputa il file che sta circolando, indicando solo indirettamente che la redazione non è mia (“Tratto da ?”), senza precisare che citavo a memoria (le cifre reali sono più alte da quelle da me riportate), introducendo alcune imprecisioni (ad esempio che le “sette sorelle [sono], tutte americane, di cui 5 di proprietà statale”) e notizie di cui non conosco l’attendibilità”.
E lo stesso professore citato suo malgrado ha dichiarato che l’unica fonte di tutti i dati ? una singola frase di un libro di Lucia Annunziata. E, senza approfondire gli argomenti trattati dal libro della Annunziata, una singola frase non puo’ essere considerata una fonte completa e esaustiva. Il professore inoltre parla di dati riportati “a memoria”…
Infatti le cifre sono diverse da quelle riportate nell’appello che contiene diversi errori, ben rimarcati da Attivissimo:

L’estrazione ed il commercio del petrolio mediorientale non sono affatto “totalmente” in mano a società americane: per esempio, societ? russe, cinesi e francesi hanno sostanziosi contratti per l’estrazione del petrolio iracheno, bloccati dall’embargo ONU (msnbc.com/news/824407.asp?cp1=1%29). La presenza statunitense è preponderante, ma non assoluta. Il presunto “guadagno” avrebbe quindi beneficiato anche questi paesi.
Non esistono compagnie petrolifere “statali” negli USA. Sono tutte societ? private. Pertanto la ripartizione dei presunti “guadagni” fra “governo USA” e “privati USA” non ha senso. Al massimo, si potrebbe dire che gli ipotetici guadagni sono andati alle societ? petrolifere statunitensi, ma non certo al governo USA.

la Tamoil è una società libica e non una multinazionale USA. Vedi: , : An MBendi Profile: An MBendi Industry (Sector) Profile for Libya: Oil and Gas including economic overview and directories of companies, personalities, industry sectors, projects, facilities, news and events.

Le armi di distruzione di massa sarebbero “sviluppabili solo con un’altissima tecnologia e notevoli capitali, due cose che l’Iraq proprio non possiede”. Purtroppo, invece, le tecnologie necessarie per le armi chimiche sono molto modeste e l’Iraq dispone sì dei capitali per fabbricarle, come dimostrato dalle recenti operazioni ONU di distruzione di testate chimiche all’iprite e dalla distruzione dei missili al-Samoud II, che di certo non costano noccioline. Cos? come di certo non costano quattro soldi i numerosi palazzi faraonici di Saddam.
Poi c’è il ragionamento di fondo che non è proprio esatto: Chi paga? Non solo noi europei. Chi guadagna? Non solo gli USA.
Infatti se il prezzo del petrolio aumenta, aumenta in tutto il mondo, Stati Uniti compresi: un rincaro del petrolio ricade su tutti i paesi del mondo e persino sui militari e sui governi, dato che anche loro devono pagare il carburante ai prezzi maggiorati.
Se c’e’ stato un arrichimento da parte delle compagnie petrolifere a danno dei consumatori (di tutto il mondo, americani compresi) e dei governi (di tutto il mondo, americani compresi), può trattarsi solamente di un arricchimento di cui hanno beneficiato anche le compagnie petrolifere non-USA (arabe, russe, venezuelane, libiche, cinesi, francesi e britanniche, per esempio). In poche parole non siamo di fronte a una situazione così semplice come viene dipinta dall’appello.
L’appello, pur contenendo alcuni interessanti spunti di riflessione, si rivela un po’ troppo semplicistico e contiene dei dati sbagliati. La prima volta che l’ho visto ho avuto anche io la voglia di metterlo a disposizione nella pagina delle presentazioni da scaricare ma era fin troppo evidente il rischio di errore e di generazione gratuita di sentimenti anti-americani. Ripeto: questa critica non vuol essere un argomentazione a favore delle scelte di politica estera di Bush (a questo proposito potete vedere la sezione satirica su Bush & Co.). Qui il problema è un altro: in Internet si fanno continuamente circolare degli appelli che si rivelano falsi e deleteri (a volte con strascichi legali, come in questo caso…). Dobbiamo ragionare con la nostra testa, ma farlo su dati sbagliati ? un grosso rischio
Le “fonti” citate (Politecnico di Milano e Emergency) hanno smentito di essere coinvolti in questo appello.
Il documento cita infatti Emergency, e molti utenti stanno subissando il sito Emergency.it di messaggi in proposito, al punto che Emergency ha dovuto pubblicare una nota di chiarimento ) per smentire qualsiasi loro legame nel documento PowerPoint.
Nello stesso documente anche il Politecnico di Milano, per mano dello stesso professore citato (corso di “Modellistica e Gestione delle Risorse Naturali 1 del Politecnico di Milano”, nome visibile nel collegamento di cui sopra), chiarisce la sua posizione:
“Tutto ? nato da una risposta a una domanda al termine di una lezione del mio corso. Ho fatto alcune deduzioni quantitative (quelle che compaiono nelle prime diapositive) partendo da dati attinti dal libro di Lucia Annunziata sulla guerra del golfo, che riportavo a memoria. Riproduco qui il passo originale:

Dieci anni fa Desert Storm costò 60 miliardi di dollari. Naturalmente, il costo della guerra non è un vero problema è l’ottanta per cento fu pagato dai paesi arabi che avevano chiesto l’intervento contro l’invasione. Ovviamente, in quel periodo il costo del petrolio passò da 15 $ a 40 $ a barile, perch? le nazioni che pagavano ricuperassero le spese. Lucia Annunziata, “NO, la seconda guerra irachena e i dubbi dell’occidente”, Donzelli Editore, Roma, 2002, pag. 105.
Uno studente ha creato a mia insaputa il file che sta circolando, indicando solo indirettamente che la redazione non è mia (“Tratto da ??), senza precisare che citavo a memoria (le cifre reali sono più alte da quelle da me riportate), introducendo alcune imprecisioni (ad esempio che le “sette sorelle [sono], tutte americane, di cui 5 di proprietà statale?) e notizie di cui non conosco l’attendibilità (il riparto degli utili del petrolio tra governo e privati).”

Nello stesso documento anche lo studente precisa:

Ho appreso dai miei compagni di corso che sono nati dei problemi attorno ad un file di powerpoint che ho creato qualche tempo fa. Toni allarmistici mi parlavano di “cose che non vanno fatte in questo modo…” eccetera. Non capisco da dove saltino fuori tutte queste problematiche. Il file non è nient’altro che la risposta alle richieste di spiegare più chiaramente quello che, a parole, avevo provato a raccontare ai miei amici. Ho appreso che sono nate controversie anche sulla questione della fonte. Nel documento, ho chiarito subito che quelle non erano le sue esatte parole; ho messo “tratto da…”, e mi sembra chiaro come questo voglia dire che si tratti di una mia rielaborazione di quanto ho sentito, attraverso l’aggiunta di mie informazioni e mie considerazioni. Non vedo neanche tutto questo alone di mistero attorno a chi fosse l’autore del file: quando l’ho spedito ai miei amici, non l’ho fatto in modo segreto! Ho normalmente usato la mia e-mail, senza camuffare in alcun modo il mio nome. E dopotutto, non vedo perchè avrei dovuto farlo. Sono comunque cosciente che il file, inevitabilmente, contiene degli errori, anche perchè l’ho composto “a memoria” dopo alcune settimane da quanto avevo sentito. Sarei contento di poterlo sistemare, per diffondere il più possibile notizie aderenti al vero. Buona giornata, [nome dello studente]

In pratica l’autore creato quel file e l’ha girato agli amici, che poi l’hanno girato ad altri amici…
Il problema è che non si è reso conto della forza di divulgazione di internet, e non c’è modo ora di tornare indietro.
Come conclude anche il professore citato (suo malgrado) questa è una classica dimostrazione dei danni involontari che può causare la diffusione di un appello senza le debite precauzioni: lo studente l’ha fatto circolare, e chi ci rimette adesso è il professore, tempestato di richieste di chiarimento e diffamato, in un certo senso, dal fatto che gli vengono attribuite dichiarazioni grossolanamente superficiali e inesatte.
In conclusione, se siete in possesso di quel file, non fatelo girare ancora per la rete: sia perchè contiene dei dati inesatti (e ora lo sapete, non ci sono scuse), sia perch? le fonti citate hanno smentito ufficialmente il loro coinvolgimento e, soprattutto, non inguaiate ancor di pi? quello studente!!
In generale ricordatevi che le email che inviate possono veramente fare il giro del mondo senza che ve ne rendiate conto (so per certo che la mia email inviata agli iscritti della Mailing List a Capodanno sulle cose da fare nel 2003 ha poi “girato” raggiungendo non meno di 200.000 persone: e in questo caso era un testo umoristico e il mio nome s’? perso x strada, ma se era un altro tipo di email?…). Spesso si produce disinformazione e confusione e, a volte, vi sono degli strascichi addirittura legali (il sito di PeaceLink ha ricevuto un’ingiunzione per danni di 50.000 dollari per aver fatto girare un appello dove era presente tra i firmatari il nome di un collaboratore dell’ONU che non ha mai aderito all’iniziativa e ha denunciato il sito per averlo ingiustamente associato a quell’appello; PeaceLink.it era totalmente in buona fede….). Ragionare con la nostra testa significa anche verificare le fonti, da qualunque parte mediatica o politica arrivino. [di Franco Baldisserri – www.magnaromagna.it] – Fonti principali:
Paolo Attivissimo su Zeus News: www.zeusnews.it/news.php?cod=1962, Emergency, “NO, la seconda guerra irachena e i dubbi dell’occidente?, Lucia Annunziata, Donzelli Editore, Roma

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