E’ dovuto intervenire il ministro della giustizia per far restituire alla mamma la neonata trattenuta dal Moqassed Hospital di Gerusalemme in attesa del pagamento del parto.
A inizio gennaio, la donna aveva partorito al settimo mese ben tre gemelli, e ai neonati erano state praticate cure intensive in quanto prematuri. In base alle regole del National Insurance Institute israeliano, l’assicurazione non avrebbe coperto i costi di queste cure in quanto il padre dei neonati risiede in zona d’influenza dell’Autorità Palestinese. In seguito l’amministrazione dell’ospedale ha deciso di comportarsi esattamente come fa un meccanico quando non si paga il conto: ha esercitato il diritto di ritenzione, e ha trattenuto la bambina come garanzia, lasciando alla famiglia solamente gli altri due gemellini.
Successivamente il padre si è rivolto al Ministero della Giustizia israeliano, che ha confermato la bizzarra situazione: la bambina si trovava ancora in ospedale. Curata e accudita, ma prigioniera. La risposta dell’ospedale alle immediate richieste di chiarimenti da parte del ministero sono state chiare e concise: “dobbiamo tutelarci al fino di ricevere il pagamento di quanto dovuto”. Il massimo organo di giustizia israeliano ha ordinato l’immediato rilascio della bambina, ha aperto un’inchiesta sul comportamento dell’ospedale e si sta attivando con il padre dei gemelli per il pagamento del debito.
Il padre dei bambini, Mustafa, non vuole fare polemica: “la storia nasce quà e finisce quà”. Considerando le continue tensioni nell’area e soprattutto nella città a causa della secolare divisione tra ebrei e musulmani, questo impuntarsi dell’ospedale poteva aggiungere benzina al fuoco già acceso. [F.B. – www.magnaromagna.it] – Fonte:
