Password dimenticata? Hackers aiuto!

Il direttore di un importante centro linguistico norvegese ha un problema: un programmatore ha inserito 11 mila libri in un database ed è morto senza lasciargli la password di accesso. La comunità hacker si è mobilitata per dargli una mano.

Premessa: un tempo la Danimarca e la Norvegia erano un paese solo. E così, tra il 1380 e il 1814, il danese fu l’unica lingua scritta del paese. Ma nella vita di tutti i giorni, i norvegesi continuavano a parlare dialetti del tutto differenti, retaggio della vecchia lingua norvegese. Ivar Aasen era nato nel 1813, un anno prima dell’indipendenza. Figlio di contadini, Aasen votò la propria esistenza a viaggiare in lungo e in largo per il paese alla ricerca di quante più possibile parole ed espressioni dialettali. I poemi e le canzoni di Ivar Aasen sono ancora oggi tra le opere più note in Norvegia. Ma il nome di Aasen è soprattutto legato alla sua grammatica del 1850 che stabiliva le regole di una nuova lingua scritta, il Norwegian Nynorsk (Neonorvegese). Benchè meno utilizzato del Norwegian Bokm (Dano-norvegese), il Neonorvegese fu un fattore determinante nell’emancipazione delle classi inferiori e nello sviluppo della democrazia. Ad Ivar Aasen, morto ad Oslo nel 1896, è dedicato il Centro Nazionale della Lingua e della Cultura Neonorvegese, una struttura inaugurata a giugno del 2000 e realizzata dall’architetto Sverre Fehn. Gli scandinavi, si sa, quando devono fare una cosa o la fanno per bene, o non la fanno; la conferma viene dal Centro Ivar Aasen, che è l’edificio più moderno e sofisticato di tutta la Norvegia, dotato di una sala concerti da 110 posti, di un anfiteatro all’aperto da 300 posti e di una caffetteria nella quale si servono cibi tradizionali e nuovi piatti creati appositamente per il Centro dai migliori cuochi norvegesi. Insomma, un fiore all’occhiello, un esempio di efficienza nordica. Pensate come dev’esserci rimasto male il direttore, Ottar Grepstad, trovandosi ad affrontare la storia seguente.

La storia della password dimenticata
Nel 1994, gli eredi di Reidar Djupedal, assistente di Ivar Aasen scomparso nel 1989, decisero di donare alla fondazione Ivar Aasen la sua collezione privata. Si trattava di 14 mila tra libri, periodici e varie altre pubblicazioni. L’anno precedente la donazione, 11 mila di questi titoli erano stati inseriti da Wolf Djupedal in un database informatico scritto in linguaggio dBase IV, ma il suo realizzatore morì poco dopo senza lasciare a nessuno le password (forse a causa di questo enorme sforzo di catalogazione?)

Ora, quelli del Centro Ivar Aasen hanno assoluto bisogno che il database possa essere aperto in modo da riuscire a importare i dati in un altro archivio pi� grande, il BIBSYS, nel quale ogni titolo venga collegato alla bibliografia esistente. Le hanno provate tutte per accedere al database, compresi i nomi dei familiari e degli animali domestici del fu programmatore, ma senza successo; cosicchè ora si ritrovano questi tre file di dati compressi e criptati, e non sanno che farsene. L’unico listato del catalogo � stato stampato in ordine non alfabetico ed � praticamente inutilizzabile.

“Signora Langstoeyl, quanto ci mettiamo a registrare questa collezione senza il database?�” ha chiesto a un certo punto il direttore Grepstad alla bibliotecaria. “Probabilmente quattro anni�, ha risposto Kirsti Langstoeyl. Il signor Grepstad ci ha pensato su un attimo e poi si � detto: “Se la montagna non va da Maometto, Maometto va dalla montagna!” E così, senza por tempo in mezzo, il 31 maggio ha chiamato la radio norvegese e ha lanciato il suo appello: “Concittadini! Norvegesi! Collegatevi al nostro sito e scaricate il database. Il primo che ce lo rimanderà indietro pronto per essere utilizzato vincerà un viaggio con soggiorno premio a Orsta in occasione del Festival Annuale della Musica e della Letteratura Neonorvegese previsto dal 20 al 23 giugno!.

Chi di voi dovesse giudicare poco attraente questo straordinario premio è un asino e un fannullone: la comunità hacker non cerca premi, ma solo gloria. L’iniziativa “Crack the password” si sta rivelando un successone e finora, per la gioia della bibliotecaria, oltre 100 tra e-mail e telefonate sono giunte al Centro Ivar Aasen per suggerire come risolvere il problema: “Ora un esperto locale sta lavorando sul caso, ha dichiara soddisfatta la signora Langstoeyl, pur ammettendo che la faccenda si sta rivelando più complicata del previsto.

recupera passwordBazzecole per Steve Weiss, presidente di Password Crackers, un nome che è tutto un programma: “Il criptaggio standard per i file dBase è come una porta spalancata; con 40 dollari glielo apriamo noi” gigioneggia Weiss; certo, è possibile che il programmatore abbia inserito un altro livello di criptaggio, e allora la situazione si complicherebbe. Ma alla fine lo crackeremmo comunque.”

In poche parole, se un hacker ha voglia di scoprire una password.. è solo questione di tempo. E buonanotte alla fiducia per il conto corrente on-line, le carte di credito, email e tutto quello che è “protetto” da password….

By F. Baldisserri, liberamente tratto dall’art. originale di Alessio Balbi da www.html.it

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