Quando il giudice impone grossi risarcimenti per i motivi più strani: una raccolta di sentenze curiose
Incidente a renna, risarcimento a Babbo Natale
La compagnia aerea di bandiera danese ha deciso di risarcire con 30.000 corone danesi (circa 4.000 euro, ndr) un Babbo Natale danese a titolo di risarcimento per la perdita di una renna causata dal passaggio a bassa quota di un velivolo. Nel febbraio 2005 un aereo era passato a bassa quota sulla proprietà del signor Nikkanoff, un Santa Klaus danese, e il rumore assordante aveva letteralmente terrorizzato la sua renna – compagna di lavoro durante il Natale – causandone addirittura la morte, come accertato dal veterinario che l’aveva visitata subito dopo l’accaduto. Di fronte alle proteste del Babbo Natale, la compagnia aerea danese ha deciso di indennizzare l’inconsolabile Santa Klaus signor Nikkanoff affinchè possa comprarsi un’altra renna, un’altra compagna di lavoro.
Risarcimento danno esistenziale per ADSL non funzionante
Telecom condannata a pagare un risarcimento danni di tipo esistenziale ad un utente al quale non ha fornito ADSL come avrebbe dovuto, causando uno stress che si è prolungato anche nelle sue relazioni.
I fatti oggetto del processo risalgono al 2002, quando l’utente aveva attivato il servizio ADSL Alice Time, successivamente disattivato dalla stessa Telecom senza giustificazione. L’utente iniziava così il suo calvario, fatto di telefonate al call center di assistenza, di attese, di continui rimandi ad altro operatore. Questo perdersi nel labirinto del call center e della mancata assistenza avevano snervato a tal punto l’utente da farlo procedere contro Telecom per la richiesta di danni sia economici, sia per danno esistenziale. Al processo il giudice ha rilevato innanzitutto la violazione dei diritti del consumatore (per quanto riguarda i contratti a distanza) e di mancanza di trasparenza nelle comunicazioni. Nonostante l’utente non abbia potuto quantificare l’entità del danno subito da stress, il giudice ha riconosciuto il danno esistenziale, e valutato secondo equità dal giudice, ovvero 500 euro. Se cominciamo a contare i minuti passati in attesa delle risposte dei vari operatori telefonici e non solo, e gli uniamo le risposte inadeguate, aggiungendo poi quella disarmante sensazione “che tanto è inutile chiamare”… chissà quante cause (collettive) si troverebbero ad affrontare i colossi che prima vendono e poi non forniscono aiuto e assistenza!
Maestri di ballo esagerano con le esortazioni, risarcimento record
Famosi maestri di danza usano termini “grossa vacca” e “muovi quel sedere” verso alunna di ballo durante esibizione e vengono condannati a risarcimento record. E’ costato caro il pesante rimprovero di due insegnanti di ballo latino-americano nei confronti di iscritta ai loro corsi di danza. La giustizia ordinaria ha infatto condannato Mirko Saccani e sua moglie Gaynor Fairweather (14 volte campioni del mondo) di risarcire Mimi Monica Wong, banchiere di 61 anni, con la cifra record di 8 milioni di dollari per averla esortata a muovere quel culo e averla chiamata grossa vacca di fronte ad amici, clienti ed altri 50 ballerini.
L’episodio risale al 2004, durante una serata danzante. Mimi Wong aveva seguito le lezioni di danza dei due maestri per otto anni, ma evidentemente in quella occasione i due professori di ballo non erano contenti della sua esibizione. E cosi’ l’hanno esortata con troppo zelo, in una maniera piu’ adatta agli allenamenti privati che non a una serata di gala di fronte ai clienti della banca. Il giudice ha ordinato che i due professionisti risarciscano l’umiliata signora versandole 8 milioni di dollari, cifra che corrisponderebbe alle spese per le lezioni di ballo sostenute dalla neo-ballerina durante gli 8 anni di corsi di latino-americano. Mirko Saccani ha ammesso di averla apostrofata in quel modo, ma che si tratta di un comportamento normale, per spronare i partecipanti al corso di ballo a migliorare la propria tecnica: come far fuori la gallina dalle uova d’oro. Umiliazioni in pubblico a parte, se dopo 8 anni di corsi e dopo aver speso milioni di dollari in lezioni di ballo e non essere ancora in grado di ballare bene.. qualche dubbio sulle capacita’ della signorina Wong e’ legittimo…
Marito condannato a regalare 124000 rose rosse alla moglie
Curiosa sentenza in Iran: un marito riconosciuto tirchio e negligente è stato condannato a regalare alla moglie 124.000 rose per risarcirla delle mancate attenzioni
Secondo quanto riportato dal giornale Iran’s Etemad la signora Hengameh (nome di battesimo, il cognome non è stato reso pubblico) ha denunciato il marito Shahin – dopo dieci anni di matrimonio – per “trascuratezza e tirchieria nei suoi confronti”. Il tribunale ha riconosciuto la colpevolezza del marito superficiale, e l’ha condannato a comprarle 124.000 rose rosse! “Da quando ci siamo sposati Shahin è diventato tirchio. Ha sempre rifiutato di pagarmi anche il caffè quando andavamo nei ristoranti o al cafè” ha dichiarato la moglie. Bisogna ricordare che secondo le leggi del matrimonio in Iran, la “dote” promessa dal marito alla moglie prima delle nozze può essere richiesta in qualsiasi momento, sia durante la vita matrimoniale, sia eventualmente durante le pratiche di divorzio. Secondo consuetudine si offrono monete d’oro o proprietà. Secondo il tribunale, la tirchieria del marito in pratica viola queste consuetudini. L’uomo ovviamente nega le accuse, ha detto di essere in grado di regalarle solamente 5 rose rosse al giorno, e che “sono stati le amiche ricche della moglie a metterle in testa queste strane idee”. Ma il tribunale ha già fatto ipotecare l’appartamento dell’uomo (del valore di circa 40 mila euro), ipoteca che durerà fino a che l’uomo non avrà regalato le rose alla moglie. Attualmente il prezzo medio di una rosa rossa in Iran è di poco più di un euro, e quindi la condanna si traduce in un risarcimento di quasi 150mila euro. Sicuramente il fiorista gli farà uno sconto per grandi quantitativi… Ma lei che se ne farà di tutte queste rose?
Infine un’incredibile processo, che in questo caso non si è risolto con un risarcimento, ma la spropositata richiesta lascia senza parole:
Lavanderia rovina jeans, chiesto risarcimento 65 milioni di dollari
Malinteso su paio di pantaloni macchiati scatena richiesta di risarcimento record da parte di cliente giudice.
I Chungs sono una coppia di coniugi provenienti dalla Sud Corea e sono emigrati negli Stati Uniti: hanno coronato il loro sogno americano e hanno aperto la loro lavanderia a Washington. Ma gli ultimi due anni si sono rivelati assai difficili per colpa di una causa legale da 65 milioni di dollari provocata in origine da un paio di pantaloni macchiati. L’incredibile ed esagerato caso giudiziario ha avuto origine nel 2005, quando Roy Pearson è diventato giudice, e non ha potuto indossare i suoi pantaloni preferiti durante il primo giorno di lavoro a causa di un malinteso con la lavanderia gestita dai Chungs. La coppia di gestori sembrava aver perso i pantaloni, e il giudice Pearson aveva chiesto 1000 dollari per ricomprare tutto il vestito. Quando una settimana dopo i Chungs hanno ritrovato i pantaloni mancanti, il giudice ha comunque deciso di proseguire con le sue richieste. Anzi, le ha aumentate, rifiutando il patteggiamento (i Chung avevano offerto prima 3000, poi 4600 dollari, infine 12.000 dollari per risarcire il giudice), dichiarandosi ogni volta insoddisfatto delle proposte, citando la lavanderia per “sofferenze mentali, disagio arrecato, sconforto”. Nei due anni successivi il giudice Pearson, interpretando la legge, ha aggiunto alle sue richieste ben 1500 dollari al giorno oltre ad altre infrazioni minori, arrivando alla richiesta di risarcimento di 65 milioni di dollari per un paio di pantaloni. Il giudice ha rappresentato sè stesso al processo. Il tira e molla legale e’ durato due anni, durante i quali la vittima aveva aggiunto 1500 dollari al giorno per sofferenze morali… Nonostante l’aver presentato al processo ben 12 testimoni, il giudice ha perso il processo. Ora i coniugi Chung (immigrati che erano riusciti ad aprire la loro lavanderia) potranno tornare a credere nel sistema americano ed uscire dalla crisi economica nella quale erano caduti soprattutto a causa delle spese legali. E io ci crederei molto di piu’ se ora ottenessi un risarcimento per sofferenze morali, lo stesso preteso dall’arrogante giudice. Se questo aveva chiesto 65 milioni di dollari per un paio di pantaloni, quanto dovrebbero chiedere questi coniugi presi di mira da una carica istituzionale? Questo incredibile processo è avvenuto negli USA, patria delle cause esagerate per futili motivi, a cui è dedicata una pagina a sè.
